Violenze sui detenuti in carcere: interrogati gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere

Violenze sui detenuti in carcere: interrogati gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere

Era il 6 aprile del 2020 quando, secondo le ricostruzioni della procura, circa 300 agenti del carcere di Santa Maria Capua Vetere della provincia di Caserta commisero atti di violenza sui detenuti del reparto Nilo, in seguito alle proteste per le scarse misure preventive anti-Covid dopo la riscontrata positività di uno dei carcerati. Dopo mesi di indagini preliminari sulle presunte violenze sui detenuti in carcere, lunedì sono state notificate a 52 Ufficiali e Sottoufficiali della Penitenziaria le misure cautelari per i reati di tortura, maltrattamenti, depistaggio e falso. Otto sono finiti in carcere, tre con l’obbligo di dimora, diciotto ai domiciliari e ventitrè sono stati interdetti.

Violenze sui detenuti: i primi interrogatori

Ieri invece sono cominciati gli interrogatori, che andranno avanti anche nei prossimi giorni fino al 7 di luglio: nove sono stati gli agenti chiamati a dare la loro versione dei fatti. Solo uno di loro ha risposto alle domande del magistrato circa gli episodi di violenze sui detenuti che sono state denunciate alla Procura della Repubblica, mentre tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’agente Pasquale De Filippo, dopo quasi novanta minuti di interrogatorio, ha quindi dichiarato di non aver fatto un uso sproporzionato della violenza; l’ispettore coordinatore del reparto in questione, Salvatore Mezzarano ha voluto rilasciare una dichiarazione volontaria agli inquirenti dicendo di essere solo l’ultima ruota del carro e che le decisioni siano state prese dai suoi superiori. Mezzarano era infatti accusato di essere stato tra gli organizzatori della mattanza. Il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, dopo essere stata chiamata a riferire in Parlamento, ha parlato dei crimini commessi dagli operatori di polizia come una grande offesa alla dignità dei detenuti e alla divisa indossata.

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