Vienna, la città dei caffè

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Vienna e i suoi caffè. Non solo quelli storici, che per secoli ne hanno scandito anche la vita sociale e culturale, ma anche quelli odierni, moderni, bio e di design. La capitale austriaca è nota per le caffetterie, a tal punto che la Wiener
Kaffehaus è stata dichiarata Patrimonio Immateriale Unesco, ed esiste anche un club dei proprietari dei cafè che
annovera più di 150 soci tra locali storici e attuali e che ogni anno organizza un ballo nell’ex residenza degli Asburgo, la Hofburg. Nessun viaggio a Vienna può prescindere dal gustare una tazza di Wiener Melange, il tradizionale cappuccino con poco latte servito accanto all’immancabile bicchiere d’acqua. Oppure un Einspanner, l’espresso con panna, seduti a un tavolo di marmo attorniati da giornali e sedie Thonet. La storia racconta che qui il caffè fece la sua prima comparsa
quando i Turchi, scacciati nel 1683, abbandonarono dei sacchi pieni di chicchi. Da allora molti anni sono passati ma la tradizione del caffè si è mantenuta e addirittura rinforzata grazie anche agli studi moderni che ne dimostrano la mancanza di effetti collaterali importanti.

La prima Kafeehaus risale al 1685, ma presto si moltiplicarono: nel 1714 se ne contavano una trentina, nel 1819 erano già un paio di centinaia, nel 1918 oltre 800. Ed erano luoghi in cui ci si incontrava per lavorare, per leggere, per dibattere i temi dell’attualità. Erano punti di riferimento e di incontro della vita quotidiana. E solo nel 1856 vennero aperti anche alle donne. Fra i più celebri, il Cafè Sperl, ancora con gli arredi originali, a due passi dal Theater an der Wien, che risale al 1880 e che si affermò subito come ritrovo di letterati e intellettuali dell’epoca. Sigmund Freud era un cliente assiduo del Cafè Landtmann, vicino al Rathaus e fondato nel 1873, che per la vicinanza al Burgtheater era frequentato da molti personaggi dello spettacolo. Con la Seconda guerra mondiale i cafè cambiano stile: risale al 1939 l’Hawelka, vicino al Duomo di Santo Stefano, che nel 1945, tornato a nuova vita, divenne un punto di riferimento del mondo dello spettacolo, da Ernst Fuchs a Andy Warhol. Anche il Pruckel, davanti al Museo di Arti Applicate, conserva arredi anni Cinquanta, ed è molto frequentato dai viennesi golosi del famoso strudel della casa accompagnato da una tazza di Pruckel Creme, il caffè con la panna. Gli Anni Novanta hanno portato la moda del caffè da asporto, poco in linea con le abitudini della città di Vienna. Fra i cafè più moderni, quelli dedicati ai prodotti bio, importati dai paesi di produzione, tostati e macinati nei locali. Fra i primi, il Balthasar, nel 2° distretto, oppure il Supersense, al Prater, che oltre a essere laboratorio di fotografia e tipografia, da un po’ di tempo è anche ristorante. Un’ennesima trasformazione, per la concezione del Cafè viennese, da sempre all’avanguardia.