La F1 piange Stirling Moss: addio al campione senza corona, all’uomo della Ferrari verde

La F1 piange Stirling Moss: addio al campione senza corona, all’uomo della Ferrari verde

A fermare Stirling Moss nella sua vita di campione senza corona con una passione infinita per le corse ci sono riusciti solo due tristi eventi pasquali e una donna: Susie, la moglie che nel 2015 si piazzò sul rettilineo di Monza urlando mentre girava come un bambino con Lewis Hamilton sull’amata Freccia d’Argento del 1955 e che la domenica di Pasqua era al suo fianco nella casa di Londra quando s’è spento a 90 anni. Cinquantotto prima, il giorno di Pasquetta, un incidente mentre sulla sua Lotus cercava di superare Graham Hill a Goodwood mise fine alla sua carriera. Un mese di coma all’ospedale di Wimbledon.

Con Sir Stirling Moss se n’è andato il pilota più vincente senza aver vinto un Mondiale (16 gare e quattro “titoli” consecutivi di vicecampione tra il 1955 e il 1958), l’uomo che ha unito l’era dei pionieri delle corse con le ruote scoperte, dei Tazio Nuvolari, a quella della F1 moderna. Figlio di una famiglia facoltosa e amante dei motori, in 14 anni vinse 212 delle 375 corse nelle quali arrivò al traguardo, compresa la Mille Miglia del 1955 dividendo una 300 SLR col giornalista Denis Jenkinson, percorrendo i 1.597 km di strada da Brescia a Roma e ritorno in poco più di dieci ore, all’incredibile media di 157,650 orari. Lo stesso anno con una W196 arrivò 2° al GP d’Italia di F1 a tre decimi dal compagno Manuel Fangio. Le Mercedes che la Casa di Stoccarda, per il 60° anniversario nelle corse, ha riportato sulla parabolica dell’Autodromo di Monza affidandole al vecchio “proprietario” e ad Hamilton.

Il suo nome non è stato mai ufficialmente legato a quello della Ferrari, se non per una «fiera ma leale rivalità», come afferma Piero, il figlio del Drake svelando due retroscena. Enzo Ferrari llo notò nel 1951 per i suoi risultati in Formula 2. Lo chiamò per affidargli una Rossa al GP di Bar, ma quando Stirling arrivò in Puglia scoprì che era stata data a Piero Taruffi. Giurò che non avrebbe mai guidato una Ferrari. «I percorsi stavano per incrociarsi proprio quando l’incidente di cui fu vittima a Goodwood nell’aprile del 1962 mise fine alla sua carriera – racconta il secondo episodio Piero Ferrari -. A Maranello stavamo approntando per lui una 250 SWB verde British Racing e un contratto da pilota ufficiale, ma il destino ha voluto diversamente».


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