Proverbi napoletani: i 50 più affascinanti

Proverbi napoletani: i 50 più affascinanti

Il gusto dolcissimo di una lingua antica ed affascinante. Napoli incanta anche per la sua parlata, che non significa solo l’accento. Proverbi napoletani e aforismi che hanno fatto il giro del mondo, alcuni resi immortali al cinema grazie al Principe della comicità Totò, per esempio. Molti altri così popolari da arrivare intatti fino a noi attraverso le generazioni ed essere associati a Napoli come il caffè. Non ci resta quindi che condividerli e goderceli insieme.

Ecco i 50 proverbi napoletani più belli

1. Ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja

Questo preverbio significa che chiunque, anche il meno attraente, è bello agli occhi di sua madre. Comprensibile da tutti e diventato ancora più popolare grazie alla canzone “‘O scarrafone” del primo Pino Daniele.

2. Aniello ‘ca nun se pava nun se stima

Anello che si ottiene in regalo non si apprezza. Altrimenti detto: le cose di valore ottenute senza sforzo sono considerate di poco conto. La fatica insomma fa apprezzare di più i propri risultati, nonché gli oggetti posseduti.

3. L’amico è comme’ ‘o ‘mbrello: quannno chiove nun o truove maje

L’amico è come l’ombrello, non è mai a portata di mano quando piove. Significa che un vero amico è tanto necessario quanto difficile da trovare. Proprio come l’ombrello quando c’è il temporale.

4. ‘A meglio parola è chela ca nun se dice

La parola migliore è quella che non si dice. Il silenzio è preferibile a tanti discorsi avventati. Questo proverbio insomma invita alla prudenza. Non a caso è uno dei preferiti degli anziani nei confronti dell’impulsività giovanile.

5. ‘A lira fa ‘o ricco, a crianza fa o signore

La lira (i soldi: l’euro non esisteva ancora…) fa il ricco, ma la creanza (la buona educazione) fa il signore. Come dire che non basta essere ricchi per essere signori. A distinguerli sono la buona educazione e i comportamenti.

6. A cuoppo cupo, poco pepe capa

Un vero scioglilingua tra i proverbi napoletani, dove il “cuoppo” è il cartoccio conico usato dai venditori ambulanti per incartare il polpo e “capa” significa entra. Ovvero chi è sazio non può riempirsi di più. Usato da Totò nel film “Chi si ferma è perduto” proprio per una gag sull’incepparsi della lingua.

7. Giacchino mettette ‘a legge e Giacchino fuje ‘mpiso

Gioacchino (Murat) istituì la legge e Gioacchino fu impiccato. L’italianissimo chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Si riferisce a Gioacchino Murat, ucciso a Pizzocalabro in attuazione di una legge da lui stesso imposta.

8. Ntiempo’e tempesta, ogne pertuso è puorte’

Letteralmente: in tempo di bufera ogni pertugio è porto. Nei momenti difficili anche il più piccolo appiglio è una salvezza.

9. Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna

Chi si fa pecora, il lupo se la mangia. Insegna che chi ha un atteggiamento dimesso viene sopraffatto dal più forte.

10. Mannaggia ‘o suricillo e pezza ‘nfosa!

Mannaggia il topolino e lo straccio bagnato. Linguisticamente non ha senso. In realtà si tratta un’imprecazione a vuoto per non pronunciare una bestemmia o una grave volgarità.

11. A’ vita è n’apertura e cosce e ‘ na chiusura e cascia

La vita è un’apertura di cosce e una chiusura di cassa. In poche parole, in questo proverbio napoletano, c’è il ciclo della vita, che parte da un rapporto sessuale e finisce con la bara (morte). La versione “E’ megl’ n’apertura r’cosc’, ca n’apertur’ r’ casc’” (È meglio un’apertura di cosce che un’apertura di cassa) ha un significato molto diverso: in questo caso la cassa rappresenta la dote della sposa. Transalto: meglio ottenere facili risultati grazie al sesso che lavorare per guadagnarseli.

12. Dicette o pappice vicino a’ noce, ramm’ o tiemp’ ca te spertose

Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo. Questo proverbio significa che con il tempo e la perseveranza si raggiungono risultati che sembrano molto difficili se non impossibili.

13. Dicette ‘o ciciniello vicino ‘o squal : “pur’io sò pesce”

Disse il latterino allo squalo: “pure io sono pesce”. Pronunciato ai bambini con troppe pretese. Il latterino infatti è un pesce minuscolo.

14. S’è aunito ‘o strummolo ‘a tiriteppola e ‘a funicella corta

Si sono uniti la trottola che gira fuori centro e lo spago corto. Un detto che arriva dalla strada, dove i ragazzi un tempo giocavano con le trottole. Descrive le situazioni in cui le cose non funzionano per una serie di motivi ingarbugliati.

15. Chi nun sta ‘a sentì a mamma e pate va a murì addò nun sape

Chi non sta a sentire madre e padre va a morire dove non sa. Proverbi che afferma quanto sia importante ascoltare i consigli dei propri genitori per evitare guai.

16. A chi parla areto ‘o culo ‘o risponne

A chi parla alle spalle, il sedere gli risponde. Detto molto folcloristico. Significa che chi parla male degli altri alle loro spalle riceverà solo risposte sgradite.

17. ‘A collera è fatta a cuoppo, chi s’ ‘a piglia schiatta ‘ncuorpo

L’ira è come un cartoccio, chi la prova scoppia in corpo. Descrive fisicamente alla perfezione la situazione dell’iroso: prima scoppia, poi si affloscia facendo pure del male a se stesso.

18. Chi chiagne fotte a chi ride

Un must dei proverbi napoletani: Chi piange frega a chi ride. Si riferisce a chi lamentandosi suscita pietà negli altri, ricevendo aiuto, ma spesso chi affronta i guai positivamente e non chiede nulla agli altri si trova in una posizione peggiore di chi di commisera.

19. Chi nasce afflitto more scunzulato

Chi nasce pessimista, muore sconsolato. Questo proverbio napoletano è un invito a prendere la vita positivamente, l’unico modo di essere davvero felici.

20. Co ‘a vocca chiusa nun traseno mosche

Con la bocca chiusa non entrano le mosche. Un altro modo per dire sull’opportunità di tacere piuttosto che parlare a vanvera.

21. ‘A Cunferenza è padrona d’ ‘a malacrianza.

La confidenza porta alla maleducazione. Mette attenzione sul fatto che se ci si sente troppo liberi nei confronti di un’altra persona si corre il rischio di diventare maleducati.

22. A’ lietto astritto, cuccate ammiezo.

Nel letto stretto addormentati in mezzo. Un proverbio molto profondo. Sostiene che si può sempre fare solidarietà e aiutare gli altri, indipendentemente dalle ristrettezze economiche.

23. Meglio nu ciuccio vivo, ca nu duttore muorto.

Meglio un asino vivo che un dottore morto. Sottolinea l’importanza dell’agire. Non importa quello che sapete fare ma fatelo, perché si diventa inutili solo quando non si fa niente.

24. Dicette Pulecenella: ‘Nu maccarone vale cchiù ‘e ciente vermecielle

Disse Pulcinella: un maccherone vale più di cento vermicelli. Significa che una persona capace vale più di cento incompetenti.

25. Dopp’ arrubbate, Pullecenella mettette ‘e cancielle ‘e fierro

Dopo essere stato derubato pulcinella mise i cancelli di ferro. Il napoletano “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Spesso si pone rimedio a una situazione quando è troppo tardi.

26. E’ asciuto pazzo ‘o patrone!

Il padrone è diventato pazzo. Una locuzione usata a Napoli per indicare una persona che offre a tutti i presenti.

27. ‘E chiacchiere s’ ‘e pporta ‘o viento; ‘e maccarune jengheno ‘a panza

Le chiacchiere se le porta il vento; i maccheroni riempiono la pancia. È una versione napoletana del latino “verba volant, scripta manent”: significa che le parole (specie le promesse) non hanno sostanza se non messe nero su bianco.

28. E deritte moreno pe’ mmane d’ ‘e fessi

Gli intelligenti muoiono per mano degli stupidi. Avvisa che è meglio evitare di accompagnarsi con gli stupidi, perché possono danneggiare anche persone intelligenti.

29. ‘E mmalatìe veneno a cavallo e se ne vanno ‘a ppère

Le malettie vengono a cavallo e vanno via a piedi. Significa che ci si ammala velocemente ma si guarisce lentamente. Mai così vero.

30. E solde fanno venì ‘a vista ‘e cecate

I soldi fanno tornare la vista ai ciechi. Un modo popolare di dire che molte persone per i soldi sono disposte a tutto.

31. Dicette ‘o parrucchiano: “Fa chello ca te dico je e no chello ca facc’ je”

Disse il prete: “Fa quel che dico, ma non ciò che faccio”. La versione napoletana del classico “predica bene e razzola male”. Siamo sempre bravi a fare discorsi e a dare consigli, ma non quando si tratta di metterli in pratica.

32 ‘E bizzoche prejano a Ddio e sfessano ‘o prossemo

Le bigotte pregano Dio e sparlano del prossimo. Nella cultura popolare insegna che non bisogna mai parlare male o giudicare la condotta degli altri, anche se lo si fa in nome del proprio credo religioso.

33 Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro

Quando il mare è calmo, ogni stupido è marinaio. Estremamente esplicito: quando le cose sono facili siamo tutti bravi, ma le capacità di una persona emergono nei momenti difficili.

34. Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme ‘o banco ‘e napule nun ne ‘mpegna

Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non ne impegna. Un bellissimo modo per dire che non si devono fare promesse impossibili o raccontare bugie perché, come gli oggetti di poco valore, non vengono considerate attendibili.

35. Storta va, deritta vene

Storta va, diritta viene. Un motto di puro ottimisti: signica che a volte quello che sembra sbagliato, si rivela invece il modo migliore o basta poco per renderlo tale.

36. A mangià jamm bell e a durmì nisciun ce passa

A mangiare andiamo bene e a dormire nessuno ci supera. Insomma: siamo tutti bravi a far festa o nulla.

37. Frije ‘e pisce e guarda ‘a jatta

Friggi il pesce e guarda la gatta. Un invito molto popolare a godere di quello che abbiamo, ma anche di fare attenzione a chi potrebbe togliercelo.

38. Dicette ‘o puorco all’aseno: tenimmece pulite!

Disse il porco all’asino: teniamoci puliti! Simile al bue che chiama cornuto l’asino.

39. Attacca ‘o ciuccio addò vo’ ‘o padrone

Lega l’asino dove vuole il padrone. Bisogna sapere (imparare ad) adeguarci alla volontà degli altrui, soprattutto se si tratta di un nostro superiore. Che sia lavoro o un famiglia (con i genitori).

40. Quann’ ‘o perucchio saglie ‘ngloria, perde ‘a scienza e ‘a memoria

Quando il pidocchio sale in gloria, perde la ragione e la memoria. Indica quando una persona diventa velocemente ricca e dimentica quand’era povera, ostentando il proprio benessere con comportamenti frivoli.

41. Faccia tosta campaje, faccia moscia murette

La faccia tosta visse, il timido morì. Invita ad essere anche un po’ sfacciati, perché altrimenti si muore di fame.

42. Nun sputà n’ciel ca n’facc te torna

Non sputare in cielo perché in faccia ti torna. Parla del rapporto con Dio. Non bisogna mai bestemmiare. Significa anche non sputare sul proprio piatto.

43. ‘A femmena bona si è tentata e resta onesta… nun è stata bona tentata!

La donna bella se è messa in tentazione e resta onesta… non è stata tentata bene! Sessista, ma la cultura popolare un tempo vedeva così le donne. In generale sostiene che anche la persona più onesta, se messa in tentazione con le giuste lusinghe, può cedere.

44. ‘O pesce fete d’ ‘a capa

Il pesce puzza dalla testa. Detto intramontabile. Sostiene che quando le cosa non funzionano è sempre colpa di chi decide, che sia in politica, al lavoro, in famiglia.

45 ‘O scarparo porta ‘e ppeggio scarpe

Il calzolaio porta le scarpe peggiori. Simile al detto secondo cui i medici non si curano. Chi fa un lavoro non ha tempo (e soldi) per curare sé stesso e la propria attività.

46. ‘O sparagno nun è maje guadagno

Il risparmio non è mai guadagno. La versione napoletana del “chi più spende, meno spende”. Spesso su certe cose è meglio non risparmiare.

47. ‘A gallina fa ll’uovo e a ‘o gallo ll’abbruscia ‘o mazzo

La gallina fa l’uovo e al gallo brucia il sedere. Un proverbio per dire che spesso uno lavora, ma poi è un altro a lamentarsi della fatica.

48. Acqua cà nun cammin fa pantano e feta

Acqua che non cammina, fa pantano e puzza. Tipica saggezza popolare: non bisogna fidarsi delle persone che stanno zitte o non dicono apertamente la loro, perché tramano all’ombra per danneggiarci.

49. Ogni capa è ‘nu tribunale

Ogni testa è un tribunale. Significa che siamo sempre tutti pronti a sentenziare e giudicare gli altri.

50 ‘A gatta, pe gghì ‘e pressa, facette ‘e figlie cecate

La gatta per andare di fretta fece i figli cechi. Insomma, la fretta non è mai buona consigliera. Meglio metterci il giusto tempo e fare le cose per bene.


Veglio vini