Coronavirus: negli Stati Uniti è corsa alle armi: vendite record

Coronavirus: negli Stati Uniti è corsa alle armi: vendite record

Le code per entrare al supermercato? In America anche di fronte ai negozi di armi. Nel mese di marzo gli statunitensi hanno acquistato la spaventosa cifra di 1,9 milioni di armi da fuoco. Lo riporta il New York Times, che ha analizzato le cifre di acquisto a livello federale. Un commercio record, superato storicamente solo dal gennaio 2013, quando Barack Obama iniziò il suo secondo mandato alla alla Casa Bianca come presidente e aveva annunciato restrizioni all’acquisto di armi dopo lo choc del massacro alla scuola elementare di Sandy Hook.

«Alcune persone hanno timore che la pandemia possa portare a turbolenze nella popolazione e le vendite sono arrivate a valori stellari – si legge sul New York Times -. In passato, molto più di attacchi terroristici, erano le paure legate a possibili restrizioni nella vendita a spingere la corsa all’acquisto, ma lo scorso mese è stato diverso. Gli americani si preparano ad un futuro incerto, affollando gli alimentari per fare scorte di fagioli in scatola e carta igienica, e simili preoccupazioni sembrano spingere la vendita di pistole».

Insomma, l’America non si smentisce. Mentre nel mondo c’è la corsa a disinfettanti, alcol e approvvigionamenti alimentari, nel Paese di Trump è scattata la corsa all’acquisto di armi. Migliaia di negozi si sono ritrovati con file di 50-100 persone (senza mantenere le distanze di sicurezza imposte, per altro) fuori dalle porte e scaffali svuotati di ogni munizione e arma. Non mancano però i commenti spaventati per quella che è sempre stata una fissazione degli americani (il diritto di portare armi) e quella che sembra essere una reazione istintiva e folle alla pandemia. «È la sfiducia nei nostri politici che porta la gente a pensare che si dovrà difendere da solo sia contro la National Guard, che pare verrà messa nelle strade, che contro la stessa popolazione, forse temendo furti e incursioni nelle loro case» è il commento di un giovane sostenitore di Bernie Sanders, uno dei democratici in corsa per sfidare Trump nelle elezioni di fine anno.