Airbnb mette a disposizione ne case per medici e infermieri

Airbnb mette a disposizione ne case per medici e infermieri

Mossa di Airbnb nell’ambito dell’emergenza da Coronavirus. piattaforma globale di viaggio, mediatore tra proprietari di case e inquilini a breve termo per scopi soprattutto turistici, ha deciso di allargare il raggio di azione dedicandosi in particolare ai medici e agli infermieri. Inizialmente pensata per accogliere il personale ospedaliero in cerca di un alloggio temporaneo in una nuova città per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, Airbnb consentirà ora anche a chi presta servizio nella sua consueta sede di lavoro di trasferirsi momentaneamente per tutelare i propri cari. Le domande possono essere presentate sul sito airbnb.it/medicieinfermieri.

«Da quando abbiamo aperto il programma, abbiamo assistito a una vera e propria gara di solidarietà da parte degli host – spiega Giacomo Trovato, Country Manager Manager di Airbnb Italia -. Moltissimi i suggerimenti che abbiamo ricevuto da tutta la società civile. Nonostante avessimo previsto un rimborso spese per i partecipanti, molti host ci hanno chiesto di poter rendere la propria casa disponibile gratuitamente. Alcuni enti si sono offerti di sostenere in prima persona le spese di alloggio per il personale medico da reclutare. Ci ha molto toccato l’appello di medici e infermieri in prima linea, alla ricerca di una soluzione abitativa per isolarsi dalle proprie famiglie. Abbiamo lavorato senza sosta per consentire a tutti di contribuire secondo le proprie possibilità ed esigenze e siamo felici che il nuovo portale sia disponibile».

Airbnb continuerà l’attività di verifica delle credenziali dei richiedenti, permettendo una rapida gestione delle domande. A tutte le prenotazioni effettuate non saranno applicati i costi del servizio. Finora in Italia sono circa 3.000 le case che gli host hanno scelto di rendere disponibili al personale ospedaliero. In prima fila a livello regionale la Toscana (13% degli alloggi totali), Lazio (10%), Piemonte (10%) e soprattutto Lombardia, dove è concentrata la maggior parte dell’offerta (23%). Sono 700 le richieste pervenute da parte del personale sanitario.


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