Come si calcola il TFR: cosa sapere

Come si calcola il TFR: cosa sapere

Come calcolare il TFR? Quali informazioni occorrono per eseguire il calcolo? Posso procedere da solo o devo rivolgermi al professionista contabile? In questa guida ti risponderemo a tutte le più comuni domande che riguardano questo valore e le modalità semplificate per imparare come calcolare il TFR.

Cos’è il TFR?

Stando alla definizione resa nota dall’INPS il TFR è: “la somma che il datore di lavoro deve corrispondere al proprio dipendente alla cessazione del rapporto corrispondente alla sommatoria delle quote di retribuzione accantonate e rivalutate annualmente”. Con l’introduzione del TFR a partire del 1982, quindi, è stata rimpiazzata la cosiddetta “indennità di anzianità” e, quindi, il sistema di calcolo è cambiato quasi totalmente. Per legge il TFR si applica a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato e i dettagli che lo disciplinano sono contenuti nell’articolo 2120 del Codice Civile.

Come già saprai il TFR è l’acronimo di Trattamento di Fine Rapporto e si tratta di una somma o prestazione economica che compete al lavoratore subordinato all’atto di cessazione del rapporto di lavoro. Il TFR spetta al subordinato a prescindere dalle motivazioni che comportano la fine della posizione tra cui raggiungimento dell’età della pensione, licenziamento o dimissioni. È un compenso detto a corresponsione differita che viene elargito al momento in cui il rapporto si conclude e possiamo considerarlo come una specie di salario successivo che viene calcolato in base al valore delle quote annuali.

Ecco perché per capire a quanto ammonta il TFR basta valutare le somme di retribuzione annua divise per 13,5 e aggiornare il risultato in base all’indice di valutazione. Questo è stabilito in rapporto al 75% dell’inflazione vigente a cui si somma un 1,5% fisso. Se questi calcoli ti sembrano complessi non preoccuparti perché, nelle righe che seguono, ti spiegheremo più dettagliatamente come procedere.

Il calcolo del TFR

calcolo del TFR come si fa

La retribuzione base a cui fare riferimento per calcolare il TFR è quella che si caratterizza da tutti gli elementi retributivi previsti dalla busta paga, che siano essi tipici, normali o ripetitivi nel rapporto di lavoro contrattuale. Questo significa che concorreranno gli aumenti di anzianità, le indennità di maneggio di denaro, i superminimi, le maggiorazioni per turni, lo straordinario fisso, i premi presenza, gli importi forfettari e via discorrendo. Per una stima più precisa di tutti i valori, quindi, occorre avere sotto mano le buste paga dell’intero rapporto lavorativo perché bisogna tener conto di tutte le somme riconosciute e, quindi, corrisposte, a titolo NON occasionale. Da questo conteggio sono sempre esclusi i rimborsi spese.

In pratica per fare il conteggio del TFR occorre conteggiare per ciascun anno lavorativo la quota dell’importo di retribuzione e dividerla per il coefficiente 13,5. Il conteggio dell’importo dovrà essere rivalutato al 31 dicembre di ogni anno di lavoro calcolandolo in base al tasso fisso dell’1,5% a cui si somma il 75% dell’aumento dell’inflazione, ovvero dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo rilevato l’anno precedente a quello di riferimento per il calcolo. Detta in questo modo la questione potrebbe sembrare un tantino complessa ma con un esempio semplificato vedrai che il calcolo del Trattamento di Fine Rapporto sarà meno ostico di quanto credi.

Calcolo di esempio del TFR

Supponiamo di esaminare la situazione del Signor Verdi, un lavoratore dipendente che viene assunto il 1 gennaio del 2019 con uno stipendio annuo lordo pari a trentamila euro. A fine anno, ovvero al 31 dicembre 2019, il TFR accantonato dovrà essere calcolato con la formula che segue.
30.000 euro / 13,5 = 2.222,22 è il TFR accantonato il primo anno di lavoro.

Al termine del secondo anno di lavoro il calcolo procederà nella stessa modalità ma con delle variazioni che dipendono dall’aumento dell’indice ISTAT di inflazione che supponiamo sarà stato pari all’1%. A questo punto il calcolo sarà il seguente.

TFR accumulato al secondo anno di lavoro: 30.000 euro / 13,5 = 2.222,22 euro

Rivalutazione: 2.222,22 x (1,5% + 0,75%) x [ 1,5% + 0,75% x (1% x 75%)]= 49,99 euro

Al secondo anno di lavoro, quindi, il TFR totale accantonato sarà la somma del primo anno, del secondo anni e della rivalutazione calcolata nella seconda riga di calcolo, e cioè:

Calcolo totale del TFR: 2.222,22 + 2.222,22 + 49,99 = 4.494,43

Le specifiche del TFR prima e dopo gennaio 2001

Calcolo Liquidazione TFR

La cifra calcolata è considerata lorda perché viene maturata negli anni di lavoro comprendendo anche le tasse dovute. Si tratta di una somma che è soggetta alla tassazione separata, ovvero senza la cumulazione delle imposte sul reddito. È proprio per questo che la somma totale è assoggettata ad un trattamento fiscale specifico.

Il testo normativo di riferimento per questo “salario” è il Testo Unico per l’Imposta sui Redditi, più comunemente noto come TUIR. La normativa cambia molto velocemente e di frequente per cui occorre distinguere le cifre percepite dopo il 1 aprile 2008 e quelle maturate a partire dal 1 gennaio 2001.

Stando al testo i TFR maturati dal primo gennaio 2001 sono considerate imponibili solo per la quota capitale, al netto delle rivalutazioni annuali che, invece, sono soggette all’imposta sostitutiva che viene versata annualmente al fisco e che ammonterebbe, per ora, al 17%. La legge chiarisce anche che la ritenuta fiscale diventa un obbligo del datore di lavoro solo quando viene erogato il trattamento di fine rapporto.

A prescindere da questo a partire dal primo gennaio 2001 le somme maturate vengono disciplinate nel modo appena descritto mentre, quelle precedenti, seguono la logica leggermente diversa rispetto alle ritenute fiscali dovute dal datore di lavoro. Queste sono tassate interamente dal datore mentre le altre sono assoggettate a ritenuta provvisoria e, quindi, il calcolo viene rimandato all’amministrazione finanziaria per avere una cifra definitiva di quanto dovuto di imposta.

Calcolo Liquidazione TFR: il calcolo dell’aliquota IRPEF

Fin qui abbiamo visto come determinare la base imponibile del TFR, grazie alla quale puoi procedere da solo al calcolo che ti abbiamo indicato per avere quantomeno un’idea generale della somma che hai accantonato. Alla base imponibile del totale del TFR accumulato dovrai aggiungere il calcolo dell’aliquota media che verrà applicato proprio su quella stessa cifra.

Per il calcolo dell’aliquota IRPEF occorre tener conto del valore medio subito negli ultimi cinque anni di lavoro e che determinerà, per l’appunto, la tassazione IRPEF. In questo caso il calcolo dipende anche dalla durata del rapporto di lavoro dal momento che per rapporto inferiori a due anni e con redditi inferiori a trentamila euro, sono previsti particolari benefici e detrazioni dal 1 aprile 2008.

Ci sono poi da considerare le riduzioni sul totale da versare all’erario che riguardano i livelli di reddito e che si distinguono come ti illustriamo qui di seguito. Per redditi di riferimento inferiori a 7500 euro la riduzione applicata è pari a settanta euro mentre per i redditi compresi tra 7500 e 28.000 euro la riduzione è pari a 50 + 20 euro. Infine per redditi compresi tra 28.000 e 30.000 euro la riduzione prevista ammonta a cinquanta euro.

In questo caso è la stessa Agenzia delle Entrate che liquida l’imposta dovuta in base all’aliquota dei cinque anni precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro ma con delle specificazioni. Se la differenza di imposta non pagata supera i cento euro verrà emesso un avviso di pagamento al lavoratore. In altri casi può capitare che l’importo pagato di tasse sia maggiore di quanto dovuto e, quindi, gli istituti competenti provvedono a rimborsare il credito inviando una comunicazione ufficiale all’interessato.

Il TFR può essere anticipato?

Cos’è il TFR

In alcuni casi il TFR può essere anticipato al lavoratore secondo quanto previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile. Tale norma prevede che le somme percepite in modo anticipato non possono eccedere il 75% del totale del TFR oltre a stabilire dei requisiti essenziali per procedere a tale anticipo.

Per ottenerlo anticipatamente è necessario che il rapporto subordinato di lavoro sia continuativo da almeno otto anni. Lo stesso lavoratore può richiederlo nella misura massima del 70% e può farlo una sola volta. La richiesta di TFR anticipato riguarda il 10% degli aventi diritto e il 4% dei dipendenti della medesima azienda.

In alcuni casi possono esser previste agevolazioni più favorevoli, soprattutto nel caso di contrattazione collettiva. Difatti questa stabilisce i criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione pervenute. Inoltre è possibile per dipendente e azienda giungere ad un accordo finalizzato ad anticipare il TFR qualora il subordinato non sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Infine il datore di lavoro, qualora fosse d’accordo, potrebbe anche erogare l’anticipo del TFR più di una volta a favore del dipendente che ne ha fatto richiesta. Questo significa che in presenza di determinati accordi individuali il datore di lavoro ha facoltà di derogare alla disciplina principale con ampio margine di intervento a suo favore o verso quello del subordinato.

In ogni caso la richiesta di anticipo del TFR deve essere sempre formulata in forma scritta e giustificata da reali necessità. Nello specifico devono essere previste spese sanitarie o di terapie così come interventi straordinari di cui si disponga di opportuna documentazione ufficiale. Il TFR può essere anticipato anche per l’acquisto della prima casa per conto proprio o per i figli così come nel caso di ristrutturazioni straordinarie presso stabili di proprietà. Infine il TFR anticipato è previsto per congedi per astensione facoltativa di maternità o motivati da formazione continua e aziendale.

Si può chiedere il TFR in busta paga?

Prima era possibile ma ora non più. Difatti con la Legge di Stabilità del 2015, in particolare all’articolo 1 comma 26 della Legge n. 190/2014, era prevista la possibilità per i subordinati nel settore privato di ottenere il TFR direttamente in busta paga. Gli aventi diritto dovevano avere almeno sei mesi di anzianità lavorativa e potevano, quindi, avere in busta paga un anticipo mensile di quanto maturato di TFR.

Questa facoltà è rimasta vigente fino al mese di giugno del 2018 e consentiva ai lavoratori dipendenti di riscuotere la liquidazione con versamenti mensili direttamente assieme allo stipendio. Tale opportunità spettava ai lavoratori che avevano optato interesse per l’anticipo in busta paga e, una volta deciso, non era possibile cambiare idea. Dal 1 luglio 2018, tuttavia, la possibilità di richiedere il TFR in busta paga è stata abolita come previsto dalla circolare INPS n.2791 del 10 luglio 2018.

Il Fondo di Garanzia del TFR

Specifiche del TFR quali sono

L’articolo 2 della legge n. 297/1982 ha istituito il Fondo di Garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto con lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in determinati casi. Il fondo, quindi, garantisce la fruizione al lavoratore (o ai suoi diretti eredi) e sopperisce per tutte le situazioni in cui l’imprenditore dovesse essere inadempiente. Ad alimentare il fondo concorre il contributo dello 0,5% della retribuzione annua del lavoratore che viene trattenuto dalla busta paga.

L’INPS ha chiarito che il Fondo interviene quando si verificano dei presupposti o dei requisiti che si rifanno in parte alla disciplina fallimentare. Quindi per avere accesso al fondo il rapporto di lavoro subordinato deve cessare e deve essere accertato lo stato di insolvenza contestualmente all’apertura di una procedura concorsuale di fallimento. Qualora il datore di lavoro non fosse soggetto alle procedure concorsuali i requisiti per l’accesso al fondo riguardano la cessazione del rapporto lavorativo subordinato, l’inapplicabilità al datore di lavoro di tali procedure e l’esistenza di credito per il TFR rimasto insoluto al lavoratore. Qualora la procedura di accesso dovesse avere esito positivo il lavoratore riceverà il pagamento di quanto gli spetta mediante accredito su IBAN entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda.

Lascia un commento


Veglio vini