Attacco hacker a Microsoft, Usa e Nato accusano la Cina

Attacco hacker a Microsoft, Usa e Nato accusano la Cina
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Nel marzo scorso si è verificato un grande attacco hacker a Microsoft, nello specifico ai server di Microsoft Exchange. L’attacco colpì migliaia di server di posta elettronica, calendari e messaggistica di aziende ed organizzazioni, negli Stati Uniti, certo, ma anche in Europa e naturalmente anche italiane. Dopo l’azione informatica, arrivarono i ricatti: per non perdere i propri dati, molte aziende sono state costrette costrette a pagare dei riscatti. Per risolvere definitivamente il problema, l’azienda di Bill Gates rilasciò nuovi software da installare sui server. Da subito la famosa azienda, produttrice tra le altre di Xbox e Windows, dichiarò che gli attacchi erano riconducibili al governo cinese e che partirono già nel mese di gennaio. A distanza di mesi, anche altri interlocutori si sono schierati nella stessa accusa.

Attacco hacker a Microsoft, l’accusa

Infatti, anche gli Stati Uniti e la Nato hanno accusato formalmente Pechino. Secondo loro, il governo cinese avrebbe pagato dei gruppi di cyber criminali per condurre questi attacchi ed estorcere milioni di dollari a diverse aziende. La Nato, in un comunicato diffuso dal Consiglio del Nord Atlantico, ha dichiarato di condannare questi atti informatici che mirano a destabilizzare la sicurezza euro-atlantica. Gli Stati Uniti hanno dichiarato, ovviamente, di avere le prove di ciò che viene detto. Hanno poi invitato tutti gli stati, sottolineando anche la Cina, a rispettare gli obblighi e gli impegni internazionali. Già al termine dell’ultimo vertice del G7, i membri avevano parlato della necessità di trovare una soluzione alla minaccia alla sicurezza rappresentata dalla Cina, sia in campo militare, nucleare e, soprattutto informatico.

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