Un anno di smart working: ecco le nuove “scuse digitali”

Un anno di smart working: ecco le nuove “scuse digitali”

Nel 2019 erano 570mila, nel primo lockdown sono arrivati a 6,58 milioni, per assestarsi agli attuali 5,35 milioni. Sono i numeri dello Smart Working, modalità esplosa con la pandemia da Covid, registrati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano. Cifre che mostrano una crescita esponenziale in Italia del lavoro da casa (WHF).

A un anno dalla nascita di questa nuova realtà ormai dura da da quasi un anno. Una nuova era con la quale sono nate anche nuove “scuse digitali”. Il 42% degli interpellati ha infatti confermato di aver usato almeno una volta una di queste giustificazioni per non partecipare a una meeting online. La tecnologia ha di fatto digitalizzato degli uffici ma anche ampliato il concetto di “disponibilità”. Il 43% degli intervistati dice di sentirsi sempre più in dovere di giustificarsi se non risponde immediatamente a un messaggio o chiamata o richiesta.

Smart Working: Ecco il repertorio delle nuove scuse

Ovviamente la prima è “colpa della connessione” (66%), così come per non rispondere a una domanda a bruciapelo non gradita nel 67% dei casi si mette il microfono in mute. Così come si moltiplicano gli sfondi digitali per nascondere il proprio appartamento o il luogo da dove si lavora. Una soluzione usata dal 65% dei casi. E ancora: troppi rumori di sottofondo? colpa degli altri partecipanti alla call (57%) o dei vicini che fanno le pulizie o ascoltano musica ad alto volume (43%). Il 24% degli smart workers dice che ha citofonato un corriere per evitare l’inizio di una riunione.

Tra i vantaggi apprezzati da tutti dello smart working c’è sicuramente quello di non doversi presentare in ufficio, cosa che permette di non dover curare il look. Basta pensare al presidente francese Macron in mutande… Il 72% dei rispondenti ammette di sfruttare lo stratagemma di tenere spenta la webcam durante i meeting per non farsi vedere in pigiama o tuta.

Detto questo i dati dimostrano un importante incremento della produttività del lavoro svolto da remoto. È questo il “pro” più evidente da salvare nello smart working, anche se bisogna codificarlo in modo da recuperare i propri spazi, godendo dei lati positivi della flessibilità.


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