Troppi incidenti, l’Assocorridori chiede più sicurezza in bici

Troppi incidenti, l’Assocorridori chiede più sicurezza in bici

Sospiro di sollievo per Fabio Jakobsen, l’olandese della Deceuninck-Quick Step protagonista della terribile caduta nello sprint finale della prima tappa nel Giro di Polonia, uscito dal coma indotto in cui si trovava dopo la delicata operazione al volto e alla testa. L’incidente, l’ennesimo in un anno davvero tragico per chi pedala sulle strade (vedi anche il dramma di Alex Zanardi), ha acceso l’attenzione dell’Associazione Mondiale dei Corridori che «ha chiesto all’Unione Ciclistica Internazionale di aprire un’inchiesta per appurare le responsabilità di chi non ha garantito la sicurezza degli atleti in gara. In attesa di una risposta – si legge in una nota -, il sindacato guidato da Gianni Bugno ci tiene a precisare che il proprio delegato presente alle corse non ha il potere di far modificare un arrivo già approvato dalla Commissione tecnica e dall’UCI. Inoltre i controlli sulla conformità degli arrivi con quanto previsto dai regolamenti e dalle specificazioni per gli organizzatori sono compito dell’organizzazione e dell’UCI».

Sulla prevenzione degli incidenti l’ex campione del mondo Gianni Bugno però punta il dito anche sulle squadre. «Noi siamo sono sempre in prima linea nella difesa dei corridori e nella ricerca di una maggiore sicurezza, ma siamo l’ultimo anello della catena nella prevenzione ai problemi che possono insorgere alle corse, non il primo. Mi chiedo, per esempio: perché le squadre non intervengono per evitare situazioni a rischio dal momento che vedono in anticipo i percorsi e che possono evitare di fare partire i loro “stipendiati” se ritengono che le condizioni di sicurezza non siano sufficienti? E dov’è la federazione internazionale? Non possiamo più affidare la sicurezza degli atleti alla buona sorte o alla speranza che l’organizzatore agisca in modo corretto. Servono regole ferree e controlli ancora più severi. O si lavora finalmente tutti insieme, con una visione unica, o non cambierà mai nulla».


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