Neoplasticismo, caratteristiche del De Stijl

Neoplasticismo, caratteristiche del De Stijl

Il movimento del Neoplasticismo ha origini olandesi, tant’è che il nome con cui è conosciuto nel mondo è “De Stijl” che, tradotto, significa “Lo Stile”. Si tratta di un movimento artistico fondato nel 1917 nei Paesi Bassi di cui si sentì parlare per la prima volta nell’omonima rivista fondata da Theo Van Doesburg. Il termine fu usato per pubblicare il manifesto del movimento che esaltava la forma geometrica ed astratta con l’obiettivo di realizzare l’essenzialità nell’opera d’arte. Chiaramente questo stile si fonda su precise scelte artistiche e filosofiche di cui parleremo nelle righe che seguono e per cui migliaia di persone al mondo ne sono tutt’ora affascinate.

Neoplasticismo, la storia

Come anticipato il De Stijl nasce nei Paesi Bassi a seguito della pubblicazione di un Manifesto sulla rivista appena menzionata. Il neoplasticismo viene così inquadrato come una forma d’arte astratta ed essenziale in cui si ritrovarono pittori come Bart Van DerLeck e architetti come Jacobus Johannes Pieter Oud. A questi artisti si unirono anche i poeti Jan Wils, Antony Kok e moltissimi altri che nel giro di un anno firmarono il manifesto.

Per la precisione i dettami dello stile neoplasticista risalgono al 1916 quando Rober Van’t Hoff realizzò una villa in stile Wright che riscosse grande successo. Le prime fasi del movimento, quindi, furono caratterizzate per lo più da progetti architettonici e di design, come ad esempio la celebre sedia di Rietveld.

Nel giro di due o tre anni il movimento cambiò quasi radicalmente perché i primi artisti fondatori si dissociarono quasi tutti e, nel 1922, entrarono nuovi membri come l’architetto Van Eesteren ed il regista Hans Richter.

Il movimento visse un’ultima fase che perdurò dal 1925 al 1931 la cui fine è da ricollegare alla rottura tra Mondrian e Van Doesburg dovuta ad una questione tecnica che divise le opinioni dei due artisti: l’introduzione della diagonale nelle opere pittoriche e architettoniche.

Pertanto l’ultima opera che possiamo annoverare tra quelle risalenti al Neoplasticismo è l’Aubette, un progetto architettonico rilevante più per i posteri che per i contemporanei. Il movimento iniziò la via del decadimento dato che i membri rimanenti iniziarono a subire l’influenza del modernismo e rimasero affascinati dai valori del socialismo internazionale.

Caratteristiche del De Stijl

Il neoplasticismo accoglie opere d’arte dal gusto semplice, scandite da elementi geometrici, colori primari e blocchi cromatici. Il tutto crea una sorta di astrattismo geometrico che trova il suo focus nel sapiente equilibrio tra linee e colori.

Questo movimento si fonda sulla volontà di ricercare ed interpretare “il mistero” e “l’ordine dell’Universo nello spazio”. Mondrian stesso riteneva che il compito dell’artista fosse quello di offrire al mondo una ricerca della realtà pura che, tuttavia, era continuamente ostacolata dal pensiero soggettivo. Per questo l’unico modo per arrivare alla verità che ordina l’universo era la forma astratta.

Mondrian riconosceva che solamente le linee rette e i colori primari potessero superare la soggettività dell’artista dal momento che l’Universo è regolato da equilibri e armonie comprensibili solo elevando la mente e la percezione visiva all’astrazione. Nelle sue opere, infatti, non esistono curve perché queste sono chiuse e finite al contrario delle rette che sono infinite e capaci di formare equilibrio con i colori.

Maggiori artisti

Tra i maggiori artisti dl movimento troviamo i fondatori tra cui lo stesso Van Doesburg al fianco di Gerrit Thoma Rietveld, Jacobus Johannes Pieter Oud, Cornelis Van Eesteren e Mies Va der Rohe. Ad essi si aggiunsero Hans Richter, Max Bill, Walter Dexle e Peter Alma. Infine tra gli altri nomi noti del movimento annoveriamo Jan Wils, Jean Arp, Piet Zwart ed Eileen Gray.

Neoplasticismo nella pittura e nell’architettura

La celebre esternazione di Theo Van Doesburg riportata su saggi, libri e ricostruzioni del movimento ci fa capire come l’astrazione pittorica e architettonica fosse la spinta pulsante del movimento. “Ciò che intendo dire con forma mutuata della natura in contrapposizione a forma plastica è: albero contrapposto a linea, rosa rossa contrapposto a rosso tondo e così via…”

Questa citazione è quella che più tra tutte spiega efficacemente il focus del movimento che, come ribadiamo, ebbe maggiori risvolti in pittura e architettura. Nella rivista De Beweging lo stesso pubblicò una serie di articoli, che furono successivamente raccolti in un volume, nei quali egli dimostrava l’evoluzione della pittura dalle forme dell’emozione a quelle più analitiche dell’astrazione.

La pittura diventa quindi una forma di astrattismo geometrico che ricalca le sensazioni di una formula matematica, dal momento che tutto si basa su linee, piani e colori primari. Lo stesso vale per gli stili architettonici che si mostrano caratterizzati da piani murari colorati, crescite ortogonali e assenza netta di linee oblique o curve.

Gli spazi interni ed esterni sono progettati l’uno come la naturale prosecuzione dell’altro e ogni dettaglio poggia su norme matematiche rigorose che si rifanno ai multipli e sottomultipli del rettangolo. Questo modo di vedere l’architettura influenzerà anche il Bauhaus che ne trarrà la ricerca di razionalità, etica e chiarezza avanguardista.

Per comprendere appieno l’intento architettonico delle opere del Neoplasticismo basta osservare Filmmoment, il disegno di Hans Richter risalente al 1923. Questo fu utilizzato anche da Bruno Zevi per figurare la sintassi della scomposizione quadrimensionale dal momento che, per lo stesso, essa coincideva con una delle sette varianti del linguaggio moderno dell’architettura.

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