L’Agcom rimossi 7 canali di Telegram che piratavano le edizioni digitali dei giornali

L’Agcom rimossi 7 canali di Telegram che piratavano le edizioni digitali dei giornali

Passo in avanti contro la pirateria digitale, con la diffusione gratuita dei giornali italiani. Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha accolto parte richiesta della Federazione italiana editori giornali (Fieg) e ha rimosso 7 degli 8 canali segnalati della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, anche se non è stato sospeso l’accesso all’intera piattaforma, che in questa emergenza da Coronavirus ha registrato un aumento dei contatti del 73%.

«L’Autorità – si legge in una nota – è consapevole del carattere illecito della diffusione di intere edizioni digitali dei giornali sui canali Telegram e del grave danno che ciò arreca all’industria editoriale e, conseguentemente, al pluralismo dell’informazione e al giornalismo di qualità. Nel ribadire il proprio forte e fattivo impegno a difesa della proprietà intellettuale, che ha dato luogo all’adozione del regolamento per la tutela del diritto d’autore online, Agcom sottolinea che i suoi interventi devono però svolgersi nell’ambito e nei limiti del regolamento stesso, conforme alle leggi dello Stato e alla normativa europea».

Il problema è che Telegram, come altre attività di questo tipo, aggirano i problemi non essendo sul territorio italiano. «Quando la violazione avviene sui canali di un sito ubicato fuori dal territorio nazionale, l’Autorità non può che rivolgersi ai provider italiani che forniscono l’accesso a internet, ordinando loro di procedere alla disabilitazione dell’accesso all’intero sito. Non è infatti possibile ordinare la rimozione selettiva dei soli contenuti illeciti, in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione. Per legittimare un intervento diretto di Agcom nei confronti di Telegram occorrerebbe una modifica della normativa primaria che consenta di considerare stabiliti in Italia gli operatori che offrono servizi della società dell’informazione nel territorio italiano utilizzando risorse nazionali di numerazione».