Il Governo vuole mettere rimedio ai dubbi sulle responsabilità dei datori di lavoro

Il Governo vuole mettere rimedio ai dubbi sulle responsabilità dei datori di lavoro

Un’altra corsa ai ripari da parte del Governo in emergenza come la situazione sanitaria per il Coronavirus. Stavolta a dover intervenire è Nunzia Catalfo, la ministra del Lavoro interpellata ufficialmente da Leu (Liberi e Uguali, il partito fondato da Pietro Grasso) durante il question time alla Camera per l’articolo del decreto Cura Italia che riguarda la responsabilità dei datori di lavoro in casi di contagio interni.

«Come già precisato in altre occasioni, anche da parte dell’Inail, non esiste alcuna automatica correlazione tra il riconoscimento dell’infortunio e l’accertamento di una responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro, che si fondano su presupposti ben distinti – le parole dell’esponente governativo del Movimento Cinque Stelle -. La tutela infortunistica, infatti, richiede che l’evento dannoso si sia verificato in occasione di lavoro e prescinde dalla configurabilità di un profilo di responsabilità del datore di lavoro. Invece, perché il datore sia chiamato a rispondere in sede civile o penale, deve emergere giudizialmente che egli non abbia adottato le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro e che sussiste un collegamento diretto tra il contagio contratto dal lavoratore e la mancata osservanza delle regole da parte dell’azienda. Il mero riconoscimento dell’infortunio sul lavoro, quindi, non agevola in alcun modo l’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, né crea una presunzione in tal senso». La ministra del Lavoro ha comunque assicurato che sono allo studio norme chiarificatrici.


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