Il castello di Malgrà: misteri, stragi e un fantasma donna

Il castello di Malgrà: misteri, stragi e un fantasma donna

Castello di Malgrà, una storia senza pace. Shakespeare vi avrebbe trovato ispirazione per qualche sua opera. Non tutti sanno che i castelli di Rivarolo sono due.

Castellazzo

Il Castellazzo di proprietà dei Conti Valperga era su un’altura fuori paese. L’edificio del X secolo era di forma rettangolare con due torri rotonde. Più che un castello era una casa/forte con spesse mura per difendersi dagli attaccanti; l’entrata era posta al primo piano e si accedeva per mezzo di una scala che poteva essere ritirata. Il Castellazzo è stato dimora di feroci signorotti che trucidavano e torturavano chiunque osasse attraversare loro la strada. Nel 1661 divenne residenza di Nicola de’ Medici di Milano e nominata il “castello maledetto”. Si narra che chi osasse protestare venisse condotto nei sotterranei dove gli venivano tagliate le mani, o strappata la lingua, o estirpate le unghie. Le donne erano date alla soldataglia e poi barbaramente uccise. Gli spagnoli nel Seicento lo assalirono e lo danneggiarono gravemente. Sulle sue rovine nacque una dimora privata che vediamo tutt’oggi.

Castello di Malgrà, la storia

Il castello di Malgrà è costruito dal conte Martino d’Agliè nel 1333, non lontano dal Castellazzo. Il nome Malgrà o Malgrato, secondo alcuni storici, deriva dal fatto che fu edificato contro la volontà (malgrado) del marchese di Monferrato e dei Valperga. Secondo altri prese semplicemente il nome del sobborgo già indicato come Malgrà. I Valperga lo tennero fino al 1349 quando, con una sentenza del Vescovo Visconti, furono costretti a cederlo ad Amedeo VI di Savoia che lo restituì ai San Martino. Una compagnia di ventura di soldati inglesi, capitanata da Robino del Pino, famoso per la sua ferocia, si installò nel castello. La popolazione dovette sottostare ad angherie, razzie di bestiame, furti. Scoppiò la rivolta dei “Tuchini” che sconvolse tutto il Canavese. Dal 1532 al 1614 vi furono nuovamente assalti alla rocca e si racconta di nefandezze tra le sue mura.

Dal settecento ad oggi

I San Martino vendettero il castello a Carlo Ghia che nell’Ottocento lo rivendette alla contessa Francesetti. L’attuale aspetto è opera dell’architetto d’Andrade, che lo ripristinò completamente con qualche ottocentesca liberalità d’interpretazione e ricostruzione. Alcuni particolari furono riprodotti nel Borgo medioevale di Torino per l’Esposizione Generale Italiana dei 1884. Gli ambienti interni si fregiano di belle decorazioni, specie i soffitti: è rimasta una camera appartenente ai Francesetti arredata con suppellettili e arazzi originali. Al primo piano un grande salone ornato da un maestoso camino, porta le armi di Galeazzo Maria Sforza. Nel 1982, la famiglia Robilant ha venduto il castello al Comune di Rivarolo, attuale proprietario, che ha curato importanti restauri conservativi ed ha avviato un intenso utilizzo culturale. Il cortile e gli ampi saloni sono ormai scenario per mostre e spettacoli.

Il fantasma del castello di Malgrà

Robin del Pino si invaghì di una bella fanciulla del luogo, già promessa sposa. La ragazza, oggetto di ripetute grossolane attenzioni, mentre passeggiava sulle rive dell’Orco con il suo fidanzato, venne oltraggiata da Robino che provocò la reazione del suo promesso sposo. Robino lo uccise, la rapì e la sposò con la forza. Conosciuta un’altra donna, decise di liberarsi della prima moglie; incaricò uno dei suoi uomini, che le tagliò la gola. Robino fu perseguitato dal fantasma della fanciulla che gli appariva tutte le notti con la gola squarciata; pare che il tormento lo portò al suicidio. Il fantasma non ha più lasciato il castello e si dice che compaia di tanto in tanto con la gola sanguinante. Molte persone hanno riferito di aver visto il fantasma aggirarsi di notte nei dintorni del castello. Certe notti è possibile udire urla di angoscia, rumori, cigolii e passi furtivi.

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