Gigi Proietti ci ha lasciato nel giorno del suo 80° compleanno

Gigi Proietti ci ha lasciato nel giorno del suo 80° compleanno

Gigi Proietti se n’è andato nel giorno del suo ottantesimo compleanno: il 2 novembre, “giorno dei morti”, data su cui in più occasioni aveva ironizzato. Oltre mezzo secolo sulle scene, da mattatore del palco, che sapeva far volare lo spettatore dalla migliore romanità comica a Shakespeare e al teatro più alto. Proietti era ricoverato da qualche giorno in una clinica della Capitale, ma la famiglia aveva mantenuto il massimo riserbo sulle sue condizioni fino a quando non si sono aggravate per uno scompenso cardiaco.

Attore, comico, cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico. con una carriera monumentale iniziata negli Anni Sessanta, Proietti raccontava di essersi innamorato del teatro ai tempi dell’università e da lì, di non averlo mai più lasciato. Affabulatore e trasformista, nel 1963 grazie a Giancarlo Cobelli esordì nel “Can Can degli italiani” per poi arrivare alla notorietà con “A me gli occhi, please”, uno degli spartiacque della sua carriera e del teatro italiano in generale, con repliche fino agli anni Novanta e un record di oltre 500.000 presenze al Teatro Olimpico di Roma.

Nel mondo televisivo Proietti prese parte allo sceneggiato “Il circolo Pickwick” di Ugo Gregoretti, e tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta è stato protagonista di spettacoli di successo come “Sabato sera dalle nove alle dieci”, “Fatti e fattacci”, “Fantastico” e “Io a modo mio”. In anni più recenti, è stato protagonista di molte serie televisive di successo, prima fra tutte quella della Rai “Il maresciallo Rocca”, diventata una di quelle di maggior audience della televisione italiana e che ora lo fanno ricordare con emozione proprio dall’Arma dei Carabinieri.

Proietti: gli inizi di un maestro

Fin dagli anni Settanta ha dedicato tempo anche all’insegnamento, a cominciare dal “Laboratorio di Esercitazioni Sceniche”. Nel 1976 il successo di Proietti arriva anche sul grande schermo, con il celebre “Febbre da cavallo”, nel ruolo dello scommettitore Mandrake, che con il passare degli anni è divenuto un vero e proprio film di culto. Dal teatro al cinema, Proietti ha rappresentato una romanità ironica e positiva, ovunque apprezzata e capace di unire il Paese, calcando le scene di tutta Italia e oltre. Riepilogando, in oltre cinquant’anni di attività Proietti ha collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche.

A ricordarlo tra i primi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Con Gigi Proietti non se ne va solo uno dei volti più amati dal pubblico, ma anche uno straordinario protagonista della nostra cultura». Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo celebra così: «Proprio nel giorno del suo compleanno ci lascia un genio dello spettacolo che ha saputo divertire e commuovere milioni di italiani. La sua scomparsa addolora tutto il Paese».

Commosso il saluto del mondo dello spettacolo. «Ci lascia un attore gigantesco» dice Carlo Verdone. «Mi farebbe piacere che a Roma venisse intitolato un grande teatro a Gigi Proietti, magari proprio il Brancaccio che lui ha diretto» propone Tullio Solenghi. «Gigi aveva un’ironia formidabile, l’avrebbe presa così, raccontando anzi inventando una barzelletta. O forse avrebbe intonato Ettore Petrolini: so’ contento di morire ma mi dispiace…» sdrammatizza Enrico Montesano.

Annunciati funerali pubblici, anche se con le norme anti-Covid. Intanto la sua foto è stata proiettata sul Campidoglio e sul Colosseo a Roma.


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