Dimissioni senza preavviso, informazioni utili

Dimissioni senza preavviso, informazioni utili

È possibile presentare le proprie dimissioni a lavoro senza inviare un formale preavviso? Se questo non fosse possibile quanto tempo prima occorre informare il datore di lavoro delle proprie intenzioni? Cosa prevede la legge in merito? Ecco un chiarimento sulle dimissioni senza preavviso e su cosa è importante sapere a riguardo.

Dimissioni del dipendente: cosa sapere

Nella norma il termine di preavviso per dimettersi da un posto di lavoro o per inoltrare un licenziamento sono riportati nei contratti collettivi nazionali CCNL. In questi sono chiaramente prefissati i termini cbe possono variare in base al livello e alla qualifica del lavoratore ma anche rispetto alla sua anzianità di servizio e al settore in cui opera.

Generalmente non può essere derogato, ovvero abbreviato in caso di licenziamento o dilungato per via  delle dimissioni ma possono essere previste modifiche specifiche in base al tipo di CCNL che riguarda il lavoratore.

In ogni caso il periodo di preavviso non contempla il calcolo dei giorni di assenza per malattia e ferie come da sentenze della Cassazione n. 4915/1983 e 985/2017. Il caso di infortunio e maternità, invece, è tuttora dibattuto dalla giurisprudenza e, per ora, dipende dal caso specifico e dalla pronuncia di un giudice.

Al tempo stesso ci sono tempi generali che valgono per talune categorie professionali per le quali chi appartiene alla sesta e settima categoria deve dare un preavviso da due a quattro mesi in base ai suoi anni di servizio fino a cinque, oltre cinque, fino a dieci e oltre dieci.

Per le categorie quarta e quinta, invece, i termini vanno da un mese e quindici giorni o da due mesi e quindici giorni. I lavoratori inquadrati in seconda e terza categoria hanno un preavviso di dieci giorni, venti giorni o un mese. Infine chi si trova in prima categoria può dare un preavviso di sette, quindici o venti giorni.

Nel CCNL per il commercio i lavoratori vengono distinti in quadri, primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo livello. Anche in questo caso il preavviso dipende dall’inquadramento e dagli anni di anzianità. Per questo occorre verificare sul proprio contratto collettivo il livello di inquadramento e il corrispettivo di anzianità che determina, per l’appunto, le modalità di inoltro delle dimissioni ed il relativo preavviso.

In ogni caso la decorrenza parte dal momento in cui la controparte è venuta a conoscenza del recesso salvo casi particolari stabiliti nel contratto collettivo di riferimento.

Come si effettua la procedura di dimissioni

Con il Decreto Legislativo n. 151/2015 e a partire dal 16 marzo 2016 le dimissioni del lavoratore possono essere trasmesse solo in via telematica tramite “Modulo recesso dal lavoro/revoca” via pin identificativo INPS o tramite CAF, sindacati, patronati, commissioni di certificazione e enti bilaterali.

Tale procedura non incide sull’obbligo di preavviso per il lavoratore e non interviene sulla disciplina di risoluzione. Le dimissioni telematiche mettono a punto un sistema più preciso di calcolo della decorrenza e, quindi, la data di invio del modulo diventa quella da cui far decorrere l’interruzione del rapporto con le conseguenze che questo prevede.  

 

Cos’è il preavviso?

Nel diritto del lavoro il preavviso è l’istituto di tutela di chi subisce l’interruzione del rapporto finalizzato ad attenuare le “conseguenze pregiudizievoli dall’improvvisa cessazione” così come da sentenza della Cassazione n.2897/1977.

Nel caso in cui tale diritto venga esercitato dal datore di lavoro, invece, si parlerà di diritto di preavviso di licenziamento che consente al lavoratore di usufruire di un periodo limitato di tempo retribuito che gli consenta di trovare altra occupazione.

Questo significa che l’obbligo di preavviso grava su entrambe le parti del rapporto lavorativo come stabilito dall’articolo 2118 del Codice Civile, secondo il quale ognuno dei contraenti può recedere dando preavviso nei termini e nei modi stabiliti dal contratto collettivo di lavoro.

Ciò non toglie che entrambi possano pattuire la facoltà di troncare immediatamente il rapporto lavorativo senza alcun obbligo di indennizzo come da sentenza Cass. N. 18377/2009.

Dimissioni senza preavviso: conseguenze?

Le dimissioni senza preavviso, quindi, possono essere rese possibili quando il rapporto di lavoro si concluda per giusta causa. Questo accade quando una situazione particolare non consenta la prosecuzione del contratto di lavoro perché lede il legame di fiducia di datore e lavoratore. In questo caso le dimissioni ed il licenziamento possono essere comunicati anche il giorno stesso per l’indomani.

L’eventualità di non dare il preavviso non invalida le dimissioni e non ha effetti sul licenziamento. Se il lavoratore decide di andarsene senza preavviso il datore di lavoro non può trattenerlo ma può certamente trattenere dalla busta paga l’importo che avrebbe dovuto corrispondere per i giorni in cui il lavoratore avrebbe dovuto dare il preavviso.

A stabilirlo è l’articolo 2118 del Codice Civile secondo il quale “in mancanza di preavviso il recedente è tenuto a fornire un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso. “

Si tratta di un’indennità sostitutiva con la quale si considerano provvigioni, premi di produzione, partecipazione agli utili e tutti i compensi a carattere continuativo ad esclusione dei rimborsi spese.

 

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