Covid, Iva Zanicchi dimessa: «Ho lottato con angeli in tuta»

Covid, Iva Zanicchi dimessa: «Ho lottato con angeli in tuta»

«Questo virus è una brutta bestia, mi sto riprendendo piano piano, non sono ancora in forma, ho avuto la polmonite bilaterale. Ci vorrà un po’ di tempo. Il Covid mi ha lasciato spossata ma sono a casa mia, e stare a casa propria ti rincuora». Iva Zanicchi racconta la sua malattia in un’intervista a Repubblica appena tornata a casa dopo essere stata ricoverata con il Coronavirus. «Ero piena di dolori alle anche e alle articolazioni, ma ho pensato: “Teniamo duro, passerà”. Poi invece il virus è cambiato, mi è venuto un po’ di affanno, è iniziata la bronchite. Mi sono misurata la febbre, avevo 37.6. Ho chiamato il medico, mi ha detto: “Comincia a prendere l’antibiotico”. Non sarei andata al pronto soccorso se non fosse stato per Alessandro delle Iene, che ha insistito: “Iva, guarda che se non se non respiri bene devi andare all’ospedale”».

La Zanicchi racconta com’è cominciato tutto

La celebre cantante racconta come si è ammalata e come ha vissuto il ricovero. «Secondo me mi sono contagiata a casa, come dicono gli esperti – afferma la Zanicchi -. Ce lo siamo attaccato in famiglia. C’erano i parenti, giravano i nipoti. Non c’è niente da fare, eravamo lì, tutti insieme. Ho passato nove giorni brutti. Sono stata nell’ospedale di Vimercate, che è nuovo, moderno, e vederlo fa bene al morale. Stanze con al massimo tre letti: io ero con mia sorella, siamo state ricoverate insieme. E ora anche mio fratello è lì, sta male. Io ho lottato, questo virus non ti molla. Sono grata agli infermieri e ai medici. Non sono eroi, sono professionisti. E sono angeli. Come fanno a lavorare con le soprascarpe, i grembiuloni, la visiera? Non possono andare in bagno a fare pipì, non possono bere. Ci rendiamo conto cosa significa lavorare in quelle condizioni? Ci vuole rispetto».

Iva conclude a suo modo, andando diretta al punto. «Mi arrabbio quando sento dire che i pronto soccorso non sono intasati. Vorrei far vedere ai negazionisti cosa succede, la sofferenza nei reparti. Le persone col casco per respirare, le altre che sono gravi, messe a pancia sotto. È un’emergenza vera. Mia sorella è stata ore sulla brandina, ma i medici e gli infermieri la curavano. Non si sono mai fermati. Non bisogna mai abbassare la guardia: le mascherine vanno usate sempre. Se no facciamo del male a noi stessi e agli altri».


Veglio vini