Buste arancioni INPS: quando e a chi arrivano

Buste arancioni INPS: quando e a chi arrivano

Buste arancioni INPS: cosa sono e a cosa servono

Introdotte nel 2016, le buste arancioni inviate dall’INPS contengono un rendiconto della propria posizione retributiva

Nel 2016 l’INPS, in collaborazione con l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), ha intrapreso una serie di iniziative per favorire la digitalizzazione anche in ambito previdenziale e contributivo. L’accordo fra i due enti, sancito da una conferenza stampa tenutasi a Roma, era finalizzato all’introduzione dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale); contestualmente, venne introdotto il servizio “La mia pensione futura”, disponibile tramite il sito dell’INPS per gli utenti registrati. Per chi non effettuava la registrazione sul portale dell’ente previdenziale, era stato previsto il sistema delle “buste arancioni”: di seguito, vediamo di cosa si tratta, a cosa servono e chi le riceve.

Busta arancione, a chi arriva

La busta arancione INPS veniva inviata ai lavoratori che non avevano registrato un proprio profilo utente sul sito inps.it. Essa era recapitata, in particolare, ai lavoratori che versavano i contributi al Fondo pensioni lavoratori dipendenti oppure alla Gestione Separata. In aggiunta, fruivano del servizio anche i lavoratori iscritti alla Gestione Dirigenti delle aziende industriali e quelli che versavano la contribuzione previdenziale a qualsiasi altro fondo gestito dall’INPS.

Busta arancione, quando arriva

L’invio delle buste arancione INPS è stato cancellato alla fine del 2019, con l’intento di promuovere il progressivo processo di digitalizzazione dei servizi erogati dall’ente previdenziale nazionale. Ad inizio 2020, la questione relativa alla sospensione del recapito delle buste arancioni INPS era assurta agli onori della cronaca; a fine febbraio, alcune fonti di informazione avevano attribuito il provvedimento ad un taglio delle spese da parte dell’INPS necessario a finanziare l’aumento di stipendio di Pasquale Tridico, il nuovo presidente dell’Istituto. In realtà, il capitolo di spesa decurtato riguarda l’invio di atti giudiziari, come ad esempio le comunicazioni ai cittadini inadempienti. Pertanto, a partire dal 2020, la busta arancione INPS non verrà più consegnata ai contribuenti, i quali potranno accedere alle medesime informazioni tramite la propria utenza sul sito inps.it.

Cosa sono le buste arancioni

Le buste arancioni erano comunicazioni postali emesse dall’INPS e rivolte a tutti i lavoratori che versavano i contributi ad un fondo gestito dall’ente stesso. Come detto, l’invio è stato sospeso nel 2019, a fronte di una crescita del numero di contribuenti assegnatari dell’identità digitale (SPID). All’interno della busta arancione che veniva recapitata al contribuente, vi era un rendiconto dettagliato della propria posizione contributiva; nel prospetto contenuto nella busta arancione era riportata anche una proiezione dell’importo della pensione, elaborata sulla base di parametri piuttosto ottimistici (crescita del PIL all’1,5% e inflazione al 2%).

A cosa serve la busta arancione

Quando venne introdotto il servizio, la busta arancione dell’INPS forniva al destinatario, oltre all’indicazione della propria posizione contributiva anche “una simulazione della propria pensione futura e l’invito a richiedere il codice SPID per poter accedere ai servizi online Inps”, come si legge sul sito ufficiale dell’ente. In aggiunta, la comunicazione conteneva anche altre informazioni, relative in particolare al futuro previdenziale del singolo contribuente.

In sostanza, quindi, la busta arancione serviva ad informare i lavoratori circa il proprio status contributivo e la possibile pensione che avrebbero potuto percepire una volta versati i contributi previdenziali necessari.

Questo servizio informativo è stato rimpiazzato integralmente da un’altra prestazione, “La mia pensione futura”. Come si apprende dal sito ufficiale dell’INPS, “è il servizio che permette di simulare quale sarà presumibilmente la pensione al termine dell’attività lavorativa. Il calcolo si basa sulla normativa in vigore e su tre elementi fondamentali: età, storia lavorativa e retribuzione/reddito”.

Nello specifico, il servizio consente di controllare i contributi che risultano già versati all’INPS e di segnalare, tramite un’apposita funzionalità, i periodi di contribuzione mancanti. In aggiunta, il contribuente può conoscere la data in cui potrà avere diritto alla pensione di vecchiaia o a quella anticipata. L’utente, inoltre, può calcolare l’importo (indicativo) dell’importo della pensione a “moneta costante”, ossia al netto dell’andamento dell’inflazione. Tra le varie funzionalità del servizio c’è anche quella che consente al contribuente di fissare una data (ipotetica) di sospensione dell’attività lavorativa o variare la data di pensionamento; è anche scegliere un fondo previdenziale specifico rispetto al quale effettuare la simulazione, modificandone le variabili.

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Cambiamenti tra metodo retributivo e metodo contributivo

Con la “Riforma Dini” (Legge n. 335 del 8 agosto 1995, ovvero la “Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”), il sistema pensionistico italiano ha modificato i meccanismi di calcolo utilizzati per quantificare l’importo della pensione spettante ai singoli contribuenti. In sostanza, il preesistente “metodo retributivo” è stato sostituito dal cosiddetto “metodo contributivo”; successivamente, con l’introduzione della Riforma Fornero, i contributi versati sono diventati l’unico criterio per il calcolo della pensione.

Il metodo contributivo prevede che la pensione venga quantificata in base all’ammontare dei contributi versati nel corso della vita lavorativa del contribuente. Ciò rappresenta un netto cambiamento rispetto al sistema in vigore fino al 1995, quando la pensione rappresentava una percentuale (in genere l’80%) della retribuzione media percepita negli ultimi cinque o dieci anni di lavoro. Il passaggio al metodo contributivo ha reso molto più difficile quantificare in anticipo l’imposto dell’assegno pensionistico poiché l’esatto ammontare non può essere calcolato fin quando il versamento dei contributi non è completo; per questo, l’INPS ha introdotto il sistema delle buste arancioni e, successivamente, attivati il servizio telematico che permette agli utenti di consultare una previsione verosimile di quella che sarà la propria pensione, anche variando alcuni dei termini di calcolo.

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