Avis, il Covid manda in crisi il sistema di raccolta del sangue

Avis, il Covid manda in crisi il sistema di raccolta del sangue
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Il presidente nazionale Avis Gianpietro Briola spiega che la pandemia ha innescato una “caccia” al personale sanitario. C’è un forte pressing su Regioni e ministeri per sbloccare gli infermieri in convenzione e gli specializzandi, ora non autorizzati a effettuare prelievi.

Avis, la situazione

L’Avis, da qualche tempo, sta fronteggiando la carenza di medici e infermieri cercando soluzioni con Regioni e ministeri della Salute e dell’Università per tamponare le disponibilità limitate, in diverse zone del Paese, che rischiano di ripercuotersi su malati cronici e sale operatorie. A ottobre, Bergamo ha dovuto rinunciare a 12 giovani professionisti, costretti a lasciare per incompatibilità con la specializzazione. A settembre era stata la struttura di Modena a lanciare un appello urgente perché “il bacino si sta drammaticamente drenando” per le assunzioni in Asl. In primavera era toccato a Napoli e Savona affrontare lo stesso problema. Nella provincia ligure si era arrivati quasi allla non autosufficienza di sangue. Tra le ultime ad andare in difficoltà ci sono Alba e Messina.

Avis, la fotografia del presidente nazionale

“Lottiamo contro una crisi causata dalla grande richiesta di personale sanitario scatenata dal Covid – spiega Briola – C’è una “caccia” a medici e infermieri, tra hub vaccinali e squadre Usca. Non possiamo competere da un punto di vista retributivo, pur rientrando nelle tabelle dell’Ordine dei medici. Il personale sceglie di prestare servizio dove guadagna di più, ma noi abbiamo le mani legate”. Le tariffe di rimborso per le sacche di sangue sono fisse. “La scarsità di personale in questi mesi ha portato a problematiche soprattutto al Sud. Siamo stati costretti ad annullare sedute di raccolta, in particolare nel periodo estivo. Abbiamo retto grazie agli interscambi regionali. La richiesta di sangue nel 2021 è tornata ad aumentare su tutto il territorio”.

Le soluzioni proposte

Il sangue raccolto rispetto al programmato è quasi in linea, seppur con differenze regionali e con circa mezzo milione di unità da raccogliere negli ultimi due mesi per chiudere l’anno come previsto. L’obiettivo, per ora, è stato raggiunto solo grazie ad uno sforzo del personale disponibile. La concomitanza del periodo natalizio, durante il quale le donazioni registrano un calo, unito alla riapertura degli hub per la somministrazione delle terze dosi, rischia di diminuire la disponibilità di personale disposto ad effettuare i prelievi. L’Avis sta portando avanti un dialogo con le istituzioni per affrontare il vuoto. Da un lato il pressing sulle Regioni perché sollecitino i direttori generali delle aziende ospedaliere affinché richiedano la disponibilità in convenzione al personale infermieristico; dall’altro il dialogo con i ministeri della Salute e dell’Università per sbloccare la situazione degli specializzandi, ad oggi non autorizzati a prestare servizio.

Avis, situazione grigia anche prima del Covid

Le prospettive erano già grigie in era pre Covid. Nel 2019 il sistema trasfusionale ospedaliero era alle prese con un calo di 64 professionisti in dieci Regioni nei due anni precedenti e stimava un fabbisogno di 500 medici e infermieri nei dieci anni successivi a causa del turnover. La pandemia ha accelerato la riduzione di una coperta già corta: “Sono anni che la carenza di medici viene denunciata, il virus ha solo dimostrato che gli appelli non erano strumentali – ricorda Briola – Sicuramente c’è un problema di appetibilità del settore trasfusionale, ma in questi mesi sono diversi i bandi andati deserti perché la disponibilità di personale è inesistente. Abbiamo formato poco e adesso scontiamo tutta la cattiva preparazione. I nostri donatori vanno tutelati. Dover rinviare o riprogrammare i loro appuntamenti per la mancanza di personale rischia di allontanarli. Sarebbe il danno più grave per tutto il sistema”.

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