Arquà Petrarca, storia e luoghi di interesse

Arquà Petrarca, storia e luoghi di interesse

Arquà Petrarca è un antico borgo di origine medievale, situato in provincia di Padova; sorge sui Colli Euganei, tra il Monte Piccolo e il Monte Ventolone. Vanta numerosi punti di interesse turistico, dal Laghetto della Costa al centro storico, in cui si fondono architetture medievali e palazzi quattrocenteschi.

Storia e origine del nome

Il nome “Arquà” deriva dal latino Arquatum o Arquata, successivamente volgarizzato in Arquada. Il nucleo originario del borgo nacque, con tutta probabilità, lungo una linea difensiva esistente già in epoca barbarica che collegava la Rocca di Monselice con il Cinto Euganeo, Valle S. Giorgio, le pianure vicentine da una parte e i colli Euganei dall’altra. Ad ulteriore conferma dell’origine medievale di Arquà vi è un documento del 985 d.C. che attesta la presenza di un castello, abitato da Rodolfo Normanno; attorno all’altura fortificata – detta Monte Castello – si sviluppò il nucleo originario dell’insediamento. In realtà, l’area in cui oggi sorge il comune di Arqà Petrarca era abitato ben prima del Medioevo; alla fine dell’Ottocento, infatti, presso il Laghetto della Costa fu ritrovata “una stazione preistorica risalente alla fine dell’età del bronzo, sviluppatasi sulle rive stesse del laghetto ai confini dei territori di Arquà e Monselice”, come si legge sul sito ufficiale del borgo.

Il toponimo completo risale agli anni successivi all’Unità d’Italia, quando Arquà fu elevato a comune, potendo così aggiungere anche “Petrarca” al nome del borgo. Questo ‘omaggio’ deriva dal fatto che il celebre poeta trascorse i suoi ultimi anni di vita sui Colli Euganei e, dopo essere diventato canonico della colleggiata di Monselice, ricevette in dono un piccolo fondo e, dal 1370 dimorò stabilmente ad Arquà, dove morì quattro anni dopo. In un documento conservato al Museo Civico di Padova, Petrarca descrive così il borgo: “vasti boschi di castagni, noci faggi, frassini, roveri coprivano i pendii di Arquà, ma erano soprattutto la vite, l’olivo e il mandorlo che contribuivano a creare il suggestivo e tipico paesaggio arquatense”.

Cosa vedere ad Arquà Petrarca

Come accennato, Arquà presenta diversi punti di interesse, soprattutto per quanto concerne il turismo culturale:

  • La casa del Petrarca. Sita in Via Valleselle 4, è aperta al pubblico dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00 nel periodo tra marzo e ottobre mentre da novembre a febbraio l’orario di chiusura pomeridiano è anticipato alle 17.30. La casa è chiusa di lunedì e nei giorni festivi. La casa è composta da due corpi di fabbrica: Petrarca destinò quello superiore alla propria famiglia e quello inferiore alla servitù; la loggetta in stile rinascimentale e la scala esterna vennero realizzate nel Cinquecento, per iniziativa di Pietro Paolo Valdezocco. Dal 1875 è di proprietà del comune di Padova, a seguito della donazione da parte di Pietro Silvestri, l’ultimo proprietario della casa;
  • L’Oratorio della Santissima Trinità. Attestato fin dal 1181 (ma certamente precedente), l’Oratorio presenta “una struttura di impianto romanico ad un’unica navata con travature scoperte e tetto a capanna”, come si apprende dal sito della Pro Loco di Arquà. Nel corso del 14° secolo, l’Oratorio fu ingrandito ed affrescato e, nel Quattrocento, venne aggiunta anche l’abside; tra le opere di pregio presenti al suo interno si segnalano un quadro di Giovanni Battista Pellizzari e una grande tela, risalente al 1670, che raffigura, la “Città di Padova nell’atto di rendere omaggio a un vescovo martire”. Il campanile, coevo dell’Oratorio, fu sottoposto a restauro nel 1928 e riportato, presumibilmente, all’aspetto originario, desunto da alcune stampe del 17° secolo;
  • La Loggia dei Vicari. Risalente al 12° secolo, era il luogo adibito alle riunioni tra i capifamiglia e i vicari della Serenissima. Il tetto fu demolito nel 1828, lasciando la Loggia scoperta fino al 2003, quando il comune di Arquà Petrarca ha dato il via ai lavori di ripristino.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta. Le prime notizie relative alla chiesa risalgono al 1026; il porticato presente all’epoca del Petrarca oggi è scomparso. Nel 1677 vennero effettuati dei lavori di ampliamento mentre nel 1847 e nel 1926 la facciata venne modificata, assumendo l’aspetto che presenta ancora oggi. La struttura della chiesa è a navata singola, sormontata da un tetto con travatura a vista. L’altare fu scolpito dall’artista Francesco Rizzi; i due altari in legno e la grande pala d’altare di Palma il Giovane si collocano tra il 16° e il 17° secolo.
  • Tomba e fontana del Petrarca. La fontana esisteva già prima dell’arrivo del poeta ad Arquà. L’arca in marmo rosso che ancora ne ospita le spoglie fu realizzata per volere del genero e reca la scritta “Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli, o Vergine Madre, l’anima sua, e tu, figlio della Vergine, perdona. Possa essa, stanca della terra, riposare nella rocca celeste”.
  • Laghetto della Costa. Il piccolo specchio d’acqua ospitava un insediamento preistorico, risalente all’antica e media età del Bronzo (tra il 23° e il 25° secolo a.C.). Il sito, come si legge su arquapetrarca.com, è “stato inserito nel Sito UNESCO culturale seriale transnazionale denominato “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, designato nel 2011”. Gli scavi hanno permesso di rinvenire un doppio ordine di pali i quali, probabilmente, sostenevano grossi impalcati in legno di quercia, a sostegno delle palafitte che costituivano l’insediamento che si sviluppava lungo la sponda sud-ovest del lago.
  • Giardino di Valsanzibio. Realizzato tra il 1665 e il 1696, è stato premiato nel 2003 come “Giardino più bello d’Italia”; perfettamente conservato, rappresenta uno splendido esempio di giardino barocco. Impreziosito da oltre 60 statue scolpite, si estende per 60 ettari, sui quali si alternano fontane, laghi, scherzi d’acqua, cascate e ruscelli.

Lascia un commento


Veglio vini