Anidride carbonica negli ambienti indoor: il colpevole è lo smartphone

Anidride carbonica negli ambienti indoor: il colpevole è lo smartphone

Quando si parla di inquinamento e di anidride carbonica si tende subito a pensare all’atmosfera che respiriamo nelle nostre città, all’esterno, ma in realtà la salubrità dell’aria andrebbe valutata adeguatamente anche per quel che riguarda gli spazi indoor, dunque le nostre case, gli uffici e i luoghi in cui lavoriamo.

Ma da dove possono provenire le minacce negli spazi al chiuso? Ebbene, c’è un nemico che spesso sottovalutiamo, un oggetto estremamente comune, a cui non potremmo in alcun modo fare a meno, il quale è protagonista di emissioni di CO2 non trascurabile: stiamo parlando dello smartphone.

Le emissioni di anidride carbonica dello smartphone

L’impatto ambientale dello smartphone è ampiamente sottovalutato ma anch’esso, come si diceva, merita tutta l’attenzione del caso: in un interessante report a cura di ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, denominato “Fattori di emissione atmosferica di gas a effetto serra nel settore elettrico nazionale e nei principali Paesi Europei”, si stima che un GB di dati consumato dal proprio smartphone comporti un’emissione di CO2 pari a 2,325 Kg.

Si può ben immaginare, dunque, a che punto pesino le emissioni inquinanti dei milioni di smartphone che ogni giorno vengono utilizzati nel mondo, e la diffusione esponenziale di questi dispositivi elettronici, anche nelle zone più povere del pianeta, rappresenta senza dubbio uno dei più grossi allarmi ambientali che si dovranno fronteggiare nel prossimo futuro.

Al di là della problematica di carattere generale, che pur merita tutta l’attenzione del caso, è interessante soffermarsi sull’inquinamento che questi dispositivi tecnologici implicano nei confronti degli spazi indoor: gli smarphone, infatti, sono largamente utilizzati tra le mura domestiche, e questo ha delle implicazioni specifiche a livello di salubrità domestica.

Come fronteggiare efficacemente questo problema?

Nelle nostre case, dunque, ci sono dei produttori di CO2 che tendiamo a trascurare, e tra questi lo smartphone è un protagonista assoluto, ma come si può porre rimedio a questa minaccia?

La risposta più ovvia sarebbe quella di ridurre al minimo l’utilizzo dello smartphone, ma tutti sappiamo che ciò è davvero difficile da realizzare: il telefono cellulare è ormai parte della nostra vita, è uno strumento che utilizziamo per compiere le operazioni più disparate, di conseguenza è davvero improbabile che un invito come questo possa essere rispettato.

Una soluzione molto interessante potrebbe quindi essere collocare in casa, come anche in ufficio e in altri ambienti indoor, delle piante con spiccate capacità di assorbire le emissioni di CO2.

Anche negli spazi interni, dunque, le piante possono rappresentare un baluardo davvero prezioso per la protezione del nostro benessere, di conseguenza prevederne alcune in casa non è affatto un mero vezzo estetico, anzi è un qualcosa di vivamente consigliabile, sulla base di quanto visto.

Un’ottima pianta da collocare negli ambienti interni

Una pianta particolarmente interessante per chi ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 negli ambienti indoor è senz’altro la maranta leuconeura.

Questa pianta è nota anche come “pianta della preghiera” in quanto, durante la notte, le sue foglie si piegano come se fossero delle mani in preghiera, ed è perfetta per gli ambienti interni, prediligendo peraltro un’illuminazione piuttosto tenue.

La maranta leuconeura ha una capacità davvero eccellente di filtrare l’aria negli ambienti chiusi, producendo umidità e trattenendo le tossine, proprio per questo gli esperti del settore la reputano una pianta eccellente per i contesti domestici; nel blog di un noto e-commerce qualewww.codiferro.it essa è caldamente suggerita anche per gli uffici e gli ambienti di lavoro, proprio per questa sua capacità naturale di rendere più salubre l’aria.

Lascia un commento


Veglio vini