"Mio marito mi maltratta psicologicamente": come uscirne illesi

“Mio marito mi maltratta psicologicamente”: come uscirne illesi

“Mio marito mi maltratta psicologicamente”: come uscirne illesi


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Talvolta leggiamo frasi terribili come “Mio marito mi maltratta psicologicamente“. Uscire da una situazione così mentalmente violenta, non è sempre facile, anzi, il più delle volte è così complesso che sembra quasi impossibile.

La violenza psicologica è un fenomeno altamente rischioso per chi la subisce, che potrebbe comportare a delle conseguenze per nulla piacevole: esaurimento, forma di nervosismo cronico, insonnia e traumi dal quale è difficile uscirne.

Mio marito mi maltratta psicologicamente: come chiedere aiuto

Se vi ritrovate nella situazione in cui direste e gridereste al mondo intero “Mio marito mi maltratta psicologicamente“, è arrivata l’ora di chiedere aiuto. Prima si trova una strada per poter scappare dalla violenza domestica, meglio sarà per la vostra incolumità.

Il profilo di chi fa violenza psicologica è indubbiamente facile da scovare, salvo quando si è nella situazione interna, dove a volte non è sempre facile o scontato poterlo comprendere. Ecco qualche segnale d’allarme che dovrebbe allertarci immediatamente:

  1. Rimproveri inaspettati: se il partner comincia ad alterarsi senza un apparente motivo, o laddove non vi sia una giustificazione oggettiva, sta manifestando una violenza psicologica al fine di acquisire il controllo.
  2. Fare la vittima: se colui che sta applicando una manipolazione si vittimizza spesso (piangendo, implorando perdono), probabilmente cerca compassione, per poi trovare l’occasione giusta per attuare il suo “piano diabolico”.
  3. Sminuire il partner: minacciare, far sentire in colpa, sminuire l’operato, queste soltanto alcune delle tecniche diaboliche che potrebbero danneggiare la propria compagna o compagno, in termini psicologici.
  4. Bisogno di potere: la persona manipolatrice deve avere tutto sotto controllo. Se non si fa come dice lei, allora le ripercussioni si trasformano in aggressioni, inizialmente verbali, e nel peggiore dei casi anche fisiche.

A proposito di manifestazioni di violenza. Le forme di aggressione non sono soltanto fisiche, anzi, a volte le più temute sono proprio quelle verbali, che sono in grado di abbatterci psicologicamente, con conseguenze sul nostro stile di vita (talvolta potrebbero rovinarci per tutta la vita).

Esempi di violenza psicologica: come riconoscerli

Potremmo riportare degli esempi di violenza psicologica, che inevitabilmente sono riconducibili ad un comportamento manipolatorio. Ecco alcuni riferimenti basati anche su fatti realmente accaduti:

  1. Non vali nulla“: una delle classiche – e tra le peggiori – frasi che possono danneggiare la salute mentale, riguarda la denigrazione della persona. Offese come queste, oppure sminuire il partner “sei brutta, sei stupida“, è a tutti gli effetti una violenza psicologica.
  2. Rendere il partner ridicolo: far sentire a disagio il partner in pubblico, è una manifestazione di chiaro controllo e manipolazione psicologica. Monitorare gli spostamenti, avere le password personali, gestire i social network e perfino gestire le spese personali della compagna, è un chiaro segnale d’allarme.
  3. Ripercussioni e minacce personali: l’abusante che attua una violenza psicologica, solitamente aggredisce il partner che non “approva i suoi comandi“. E lo fa minacciandolo nell’ambito lavorativo, familiare e in qualsiasi contesto sociale attaccabile.
  4. Attribuire colpe non fondate: “se sono diventato questo, è colpa tua”; “se tu non fossi così, diversa questo non succederebbe”. Queste sono accuse fondate sul “nulla”, anzi, una violenza psicologica constatata.

A chi chiedere aiuto in caso di violenza psicologica

Se anche voi vi ritrovate nella stessa situazione di una donna che dice “Mio marito mi maltratta psicologicamente“, allora è il momento di chiedere aiuto. La Legge, indubbiamente si basa sul principio di “tutela e protezione”, e anche se la violenza psicologica è subdola e celata, le soluzioni per riprendere in mano la propria vita, ci sono e ci saranno sempre.

Trattiamo adesso i casi di violenza psicologica e come denunciare prima che sia troppo tardi.

Ammettere il problema a sé stessi e parlarne

La prima soluzione per poter uscire dalla violenza psicologica, è ammettere di averla subita. Per quanto possa essere complesso, occorre fare i conti con la realtà, rendendosi conto delle potenziali conseguenze che ne susseguirebbero se ignorassimo il problema.

Sarebbe utile parlarne con un parente o un amico intimo, che in via confidenziale potrà suggervi che strada intraprendere per poterne uscire.

Prove in tribunale

La violenza psicologica – al contrario di quella fisica – non ha delle prove inconfutabili. Perché se un maltrattamento fisico può lasciare dei lividi, quello mentale non ha le stesse evidenze (quanto meno visive).

La soluzione migliore e più idonea in questi casi, è quella di portare in tribunale dei certificati – meglio se redatti dalla sanità pubblica – che possa comprovare i traumi e i disturbi cognitivi comportamentali, a causa di uno stato mentale danneggiato o disagiato.

In questo modo sarà la Legge stessa a predisporre un provvedimento che mirerà all’allontanamento immediato dell’abusante, vietandogli espressamente di poter stare nelle vicinanze (oltre che escluderlo dallo stesso nucleo familiare).

Un altro aiuto potrebbe essere richiesto presso i centri antiviolenza, dove gli operatori sanitari sono disponibili e predisposti all’ascolto, così da poter trovare una soluzione sia che vi consenta di uscire dalla violenza psicologica, ma soprattutto di poter tornare a stare bene.

Se invece il problema non è nostro, ma sentiamo qualcuno o un’amica intima che ci confida “Mio marito mi maltratta psicologicamente”, non occorre perdere tempo, denunciare l’accaduto alle autorità e soprattutto, parlare con un legale per tutelare la salute della vittima.