Editto di Costantino, cosa sapere sull’Editto di Milano

Editto di Costantino, cosa sapere sull’Editto di Milano
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L’Editto di Costantino, noto anche come Editto di Milano è un accordo che risalirebbe al 313 dopo Cristo tra due Augusti dell’Impero Romano: Licino per l’Oriente e Costantino per l’occidente. Pertanto questo è noto anche come editto di Costantino e Licino o editto di tolleranza ed costituisce un passaggio storico importantissimo per comprendere gli equilibri tra politica e religione di quei tempi lontani.

Editto di Milano: il contesto

Prima di addentrarci nel contenuto dell’Editto di Costantino cerchiamo di inquadrare il contesto storico partendo dalla figura di Diocleziano, un imperatore che volle riformare l’Impero Romano perché questo era caduto in uno spiacevole circolo vizioso che rischiava di minare l’intera stabilità della più grande società di tutti i tempi.

Difatti nei decenni precedenti al 293 si erano verificate trenta uccisioni su trentatre imperatori a causa di lotte per la carica e queste avevano portato l’Impero a dividersi in due. Pertanto Diocleziano stabilì la suddivisione in due imperatori di cui uno a Occidente e l’altro a Oriente. I due Augusti nominarono entrambi un successore che avrebbe succeduto l’Augusto d’Oriente e quello di Occidente ma tali nomine non potevano riguardare gli eredi di entrambi.

Purtroppo questa tetrarchia mostrò sin da subito le sue debolezze perché non fece altro che dare vita a numerosi colpi di stato e a uccisioni per la carica di Augusto e Cesare dell’impero d’Oriente e d’Occidente.

All’arrivo di Licinio e Costantino i due pensarono bene di evitare ulteriori spargimenti di sangue siglando un accordo. Licinio era interessato a diventare Augusto d’Oriente per cui accettò di abolire la tetrarchia prendendo in moglie Costanza, la sorella di Costantino. Questo dovette cedere la sorella ma non era così interessato alla pace e, soprattutto contro Massenzio con il quale si scontò nella battaglia di Ponte Milvio.

Si preparò a scendere in guerra con il suo esercito ma la storia narra che ricevette in sogno il pronostico della vittoria e il simbolo della cristianità. Alla vittoria della battaglia egli entrò a Roma come unico Augusto d’Occidente e celebrando le circostanze in qualità di imperatore convertito al cattolicesimo. Da qui si dirama la storia dell’Editto di Milano, l’atto con il quale si concedeva ai cristiani la libertà di culto voluto per via della conversione di Costantino e per l’abbondante presenza di cristiani anche nell’impero orientale.

Cosa è contenuto nell’editto

Ebbene questo atto simboleggia la nascita di una politica religiosa comune a entrambi gli imperi dopo anni e anni di lotte sanguinose per la successione e terribili persecuzioni ai credenti cristiani.

Tale patto fu siglato nella parte Occidentale dell’impero e costituisce un punto di snodo fondamentale anche per comprendere la diffusione del cattolicesimo sino ai giorni nostri.

Stando alla tradizionale interpretazione di questo passaggio storico l’Editto di Costantino fu firmato a Mediolanum dove oggi sorge Milano. Il periodo sarebbe proprio quello in cui tale città era Capitale dell’Impero Romano d’Occidente e l’atto rappresenta la prima storica importante concessione di culto ai cristiani. L’atto consentì ai sudditi dell’impero di venerare le proprie divinità anche se si ritiene che il termine “editto” sia da considerarsi errato.

Editto di Costantino: è esistito davvero?

Sembra proprio che Costantino e Licino diedero solo delle disposizioni ai governatori delle province romane per attuare le misure contenute in un altro editto, ovvero quello di Galerio che risaliva al 311.

Questo poneva fine alle persecuzioni cristiane e sarebbe il vero atto storico di conversione dell’impero romano. Il vero editto di Costantino, quindi, non esisterebbe perché i due Augusti si incontrarono a Mediolanum solamente per discutere il futuro dell’Impero.

Le disposizioni emerse da quell’incontro, quindi, furono messe per iscritto nella città di Bitinia. Tale atto, ammesso che sia esistito o meno, riconosceva la libertà di culto e l’obbligo di restituire i luoghi e i beni requisiti e tolti ai cristiani durante le persecuzioni. Si tratta quindi del punto storico dal quale la Chiesa reclama l’intoccabilità dei suoi possedimenti e che riprese a grano voce soprattutto durante il Medioevo.

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