Coronavirus: focolaio in Germania, allarme in Sud America

Coronavirus: focolaio in Germania, allarme in Sud America

Bisogna «fare tutto il possibile» per contenere il focolaio di Coronavirus legato a un grande mattatoio, dove oltre 1.300 persone sono risultate positive al Covid-19. Lo ha dichiarato Steffen Seibert, portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, aggiungendo che 20 lavoratori nello stabilimento Toennies nella regione di Guetersloh sono stati ricoverati in ospedale e alcuni sono in terapia intensiva. «Speriamo vivamente che sopravvivano tutti coloro che si sono ammalati, questo è un focolaio che deve essere preso molto sul serio» ha detto Seibert. Le autorità hanno tentato di impedire la diffusione dell’epidemia, ordinando test di massa a tutti i lavoratori e mettendo in quarantena migliaia di persone.

La pandemia insomma non si arresta. Anzi, accelera, come denuncia il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: «Non possiamo sconfiggerla con un mondo diviso». I contagi registrati sono ormai 9 milioni e i morti circa 500 mila. Brasile, Germania e Stati Uniti sono tra le nazioni più in difficoltà. In Sud America i contagi sono oltre 2 milioni e almeno la metà riguarda il Brasile, dove i morti sono più di 50 mila. Nel Paese infuria la polemica politica e il governo ha prorogato per 15 giorni il divieto d’ingresso agli stranieri, inizialmente imposto il 22 maggio per un mese. Gli Usa restano invece al primo posto per numero di contagi e decessi: quasi 2,3 milioni e 120 mila. Gli Stati colpiti ora sono quelli occidentali e meridionali, tra cui Oklahoma e Florida.

Anche la Corea guarda con apprensione agli sviluppi, a causa di una seconda ondata di contagi, iniziata un mese fa. Se l’aumento giornaliero di nuovi casi non calerà sotto una media di 30 nei prossimi giorni, nella capitale Seul saranno imposte nuove misure di distanziamento.

Sul fronte medico, mentre la Cina si dichiara disposta ad approfondire la collaborazione sul vaccino e la cura con l’Unione Europea, l’Oms promuove lo steroide desametasone: «Sebbene i dati siano ancora preliminari è potenzialmente salvavita per chi è malato in modo critico» la dichiarazione, con il direttore generale che spinge per una produzione e distribuzione «nel mondo in modo veloce ed equo».


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