MotoGP: Valentino continua nel 2021, ma non è una firma felice

MotoGP: Valentino continua nel 2021, ma non è una firma felice

«Ragazzi, a un certo punto mi toccherà smettere no?». Valentino Rossi alla vigilia del 350° in top class, inseguendo il podio numero 200 (235 quelli totali conquistati), usando l’arma dell’ironia, ma si capisce che il rinnovo del contratto con la Yamaha, sponda Petronas, non è stata una passeggiata. Per la prima volta il Dottore si fa sfuggire un «sono un po’ arrabbiato con la Yamaha. Volevano un contratto di un anno secco, che sicuramente era l’ultimoIo. Io però gli ho detto che non sarà sicuramente l’ultimo e che bisognerà vedere come vado. Loro hanno capito, sono d’accordo con me, ma abbiamo deciso che intanto facciamo un contratto di un anno e poi vediamo».

Valentino, che già ha dovuto ingoiare la scelta della Yamaha di chiudergli le porte del team ufficiale, confermando Maverick Viñales e promuovendo Fabio Quartararo per blindarli dalla Ducati, spingeva infatti per due anni o quando meno un’opzione da esercitate sul secondo, ma la trattativa in questo s’è arenata. Alla fine è stata trovata una soluzione “morbida”, che permettesse la firma. Si gioca sulle parole e i dettagli. «Non c’è una vera e propria opzione per il secondo anno – spiega Rossi -. Nel contratto c’è scritto che se tutti sono contenti, sia io, che la Yamaha che Petronas, possiamo continuare anche dopo il 2021. Dipenderà molto dai miei risultati nella prima parte della prossima stagione, poi nella pausa estiva decideremo insieme. Se l’anno prossimo andrò forte, farò dei podi e lotterò per stare nei primi cinque del campionato, potrò anche continuare».

L’altra nota dolente dell’accordo è la composizione della squadra. Valentino avrà con sé solo il nuovo capo tecnico David Munoz, il telemetrista Matteo Flamigni (con lui dal 2004) e il coach Idalio Gavira. Non lo seguiranno l’americano Marl Elder (che un anno fa ha sostituito Gary Coleman), il belga Bernard Ansieau, ma soprattutto gli australiani Alex Briggs e Brent Stephens, gli uomini di fiducia di Jeremy Burgess con i quali lavora dall’approdo in 500 con la Honda nel 2000. «Mi dispiace moltissimo, soprattutto per Alex e Brent che volevano venire con me – ammette Valentino -. Sarà triste non averli l’anno prossimo e non fare l’ultima gara insieme, perché ora quando entro nel box è un po’ come essere a casa: non sono dei meccanici, sono persone di famiglia ormai, siamo insieme da 20 anni. Io ci ho provato, ma non è stato possibile».


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