Fai da te ma non solo: le mascherine diventano moda e attirano gli stilisti

Fai da te ma non solo: le mascherine diventano moda e attirano gli stilisti
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L’emergenza Coronavirus cambia anche la grande moda, uno dei settori più colpiti economicamente dall’emergenza sanitaria. Così, dopo il proliferare delle mascherine fai da te, con sartine e signore a casa impegnate a realizzare protezioni per la famiglia e gli amici, ma anche come piccolo lavoro, ecco che interviene il mondo della moda, anche per aiutare la popolazione. I grandi bran stanno cercando di recuperare terreno e immagine, anche nei confronti di chi aveva visto lungo o soltanto trovato la strada rivelatasi giusta. Come Myss Keta o Junior Cally, che in tempi non sospetti indossavano mascherine trendy per marketing e look. Costo? Anche 80 euro per quella (ormai introvabile) firmata Off White.

Sébastien Meyer e Aranud Vaillant, due giovani stilisti francesi ex creativi di Courreges, sul loro sito hanno addirittura caricato il cartamodello di come si taglia e cuce una mascherina. In migliaia lo hanno scaricato. «A volte piccoli gesti hanno grande impatto – afferma Vaillant, che viene da una famiglia di medici -. Mio padre e mio fratello sono chirurghi, mia sorella fisioterapista, mia cognata radiologa: non hanno più mascherine. Non è giusto».

In Italia la Ermanno Scervino è stata una delle prime aziende a convertire la produzione in mascherine. «Le difficoltà non sono poche – assicura l’amministratore delegato Toni Scervino -. A abbiamo scelto di cominciare con la fattura a mano. Le nostre sarte-sante si sono portate a casa il materiale, il tessuto non tessuto approvato dalla Regione Toscana, e hanno cominciato a cucire, giorno e notte e instabilmente. Riusciamo a consegnare fino a 2.000 pezzi al giorno agli ospedali, ai comuni, alle associazione e anche il più possibile agli ospiti dove veramente la situazione è tragica anche umanamente».

Per la produzione in serie si è mossa anche Prada. Convertire i programmi delle macchine tessili ha richiesto un po’ di tempo, ma adesso 200 operai producono ogni giorno 10.000 maschere e 10.000 tute mediche. L’azienda si è anche presa il carico di gestire la fornitura dei materiali e la consegna i prodotti finiti agli ospedali. Con un obiettivo di arrivare al 6 aprile 80.000 tute mediche e 110.000 maschere fatte. Numeri da raggiungere anche da Gucci: con 1,1 milioni di mascherine e 55.000 tute nelle prossime settimane. Del gruppo Kering stanno cercando di convertire anche Balenciaga e Saint Laurent.