Buone notizie sul lavoro: tornano ad aumentare gli occupati

Buone notizie sul lavoro: tornano ad aumentare gli occupati

Il mercato del lavoro si rimette lentamente in moto. Lo certifica l’Istat, che a luglio registra l’aumento degli occupati e del tasso di disoccupazione. Due dati apparentemente in contraddizione, ma in realtà due facce della stessa medaglia, perché più persone che cercano lavoro (e quindi più occupati ma anche più disoccupati) significa meno inattivi. Insomma, un segnale di graduale ritorno alla normalità il tracollo dovuto alla pandemia da Covid-19, che ha fatto perdere il lavoro a 500 mila persone.

Dopo quattro mesi di flessioni consecutive, infatti, l’occupazione l’Istat certifica un aumento su base mensile di 85mila unità (+0,4%) che coinvolge soprattutto le donne (+0,8%). Il tasso di occupazione complessivo sale al 57,8% (+0,2%). Più «consistente» l’aumento delle persone che cercano di lavoro, con annesso calo degli inattivi. Il tasso di disoccupazione sale al 9,7% (+0,5% da giugno, +0,1% da luglio 2019): i disoccupati salgono del 5,8%, gli inattivi diminuiscono dell’1,6%.

«Dopo quattro mesi di flessione, a luglio 2020, il numero di occupati torna a crescere, soprattutto tra le donne e i lavoratori con più di 35 anni – il commento dei dati da parte dell’Istat -. Continua il recupero delle ore lavorate pro capite e l’espansione del segmento di persone in cerca di lavoro. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila. In quattro mesi, il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio».

Chi non guarda con ottimismo a questa rilevazione è l’Unione nazionale dei consumatori, preoccupata per il continuo calo del Pil. «I dati sono falsati dal blocco dei licenziamenti – afferma Massimiliano Dona -. Il vincolo legislativo sta incollando i lavoratori permanenti al posto di lavoro, con un calo da febbraio di appena 38 mila unità, ma non appena ci sarà lo sblocco e tutti gli occupati riprenderanno ad essere collegati alla domanda del mercato si rischia una carneficina di lavoratori».